Coronavirus, giornata di riunioni verso nuovo Dpcm. Ma firma slitta a domenica

Foto Mauro Scrobogna / LaPresse Palazzo Chigi - Nella foto: Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Ministro dell'Economia Roberto Gualtieri

ROMA – Un lungo sabato di riunioni per preparare la nuova stretta, ascoltare le esigenze degli amministratori locali, oltre che gli appunti delle opposizioni ma anche delle forze interne alla maggioranza. La giornata del premier Giuseppe Conte ha girato intorno al nuovo Dpcm che potrebbe chiudere palestre e cinema, sconsigliare (o vietare, non è chiaro) gli spostamenti. E soprattutto, ma su questo si è aperto un delicato dibattito, impedire di entrare nei ristoranti dopo le 18 e per tutta la domenica. Ad ogni modo, ciò che si tentava di scongiurare – il famigerato lockdown – sembra riaffacciarsi, seppur in maniera meno totalizzante rispetto alla scorsa primavera, nel tentativo di salvaguardare le attività economiche e didattiche.

A Palazzo Chigi i confronti iniziano sabato in tarda mattinata

Il premier fa il punto con i ministri e i capi delegazione di maggioranza. Poi, dopo pranzo, vengono sentiti i capigruppo di maggioranza e opposizione. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, parla di “un incontro costruttivo grazie al dialogo franco e diretto sui temi: stiamo cercando di dare ulteriori indicazioni per il miglioramento del Dpcm attraverso il rapporto diretto con i capigruppo di maggioranza e opposizioni, senza polemiche”. Il ministro, con il pensiero alle manifestazioni violente a Napoli e all’annuncio di possibili repliche a Milano e Roma, sottolinea che “l’interesse di tutti è la tenuta sociale del Paese”.

Dal confronto pomeridiano, però, le opposizioni non escono soddisfatte. Il leader della Lega Matteo Salvini dice che “servono subito tamponi a domicilio, assunzioni di medici e infermieri, più autobus e metropolitane, cure a casa per i malati meno gravi”. Insomma, “servono soldi, veri e subito, sui conti correnti di chi sarà danneggiato da nuove limitazioni o chiusure: prendersela con palestre e piscine, bar e ristoranti, cinema e teatri, non serve a niente”. Anche Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia non fa sconti al Governo: “Naviga a vista”, attacca.

Più sfumata la reazione di Forza Italia, che parla di pesanti responsabilità dell’esecutivo ma vuole evitare polemiche spingendo invece per i ristori a chi sarà costretto a chiudere la propria attività. Da questo punto di vista, anche Italia Viva spinge forte sulla protezione degli esercenti. Dentro all’esecutivo, comunque, si tenta di mantenere un’unità almeno di facciata. I fronti problematici non mancano: uno viene aperto dagli amministratori locali, ascoltati dal ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia. Diversi governatori avrebbero espresso contrarietà alla possibilità di bloccare gli spostamenti tra Regioni (divieto che, in effetti, non figura nella bozza di Dpcm circolata sabato pomeriggio).

E il presidente della Campania Vincenzo De Luca, nel corso della riunione, chiede di innalzare la didattica a distanza delle superiori dal 75% al 100%, perché i dati della sua Regione dimostrerebbero un aumento dei contagi di 9 volte negli istituti scolastici. D’altra parte, De Luca non è convinto dalla chiusura alle 18 di bar e ristoranti, a maggior ragione se non si prevedono compensazioni economiche per le chiusure. La volontà del governatore sarebbe mantenere la chiusura alle 23. Anche il governatore della Liguria Giovanni Toti è scettico sulla chiusura di bar e ristoranti alle 18.

Insomma, nell’attesa di decisioni che possano essere più omogenee possibili sul Dpcm, l’ultimo weekend di ottobre passa con misure differenziate regione per regione sui diversi ‘coprifuoco’, che peraltro potrebbero restare appannaggio dei governatori, senza una direttiva centrale. In Lombardia e in Piemonte, che come la Campania impongono il coprifuoco alle 23, i centri commerciali sono rimasti chiusi. E proprio sui centri commerciali arriveranno presto nuove norme anche in Toscana, dove il governatore Eugenio Giani annuncia l’intenzione di reperire 1.500 postazioni in alberghi sanitari e sviluppare contemporaneamente centrali di tracciamento, una per ciascuna delle tre Asl toscane, prevedendo il reperimento di personale anche attraverso procedure straordinarie, ad esempio tra gli studenti universitari degli ultimi due anni.

Il Lazio permette di stare fuori un po’ di più, sino alle 24. Alle 23 di sabato, peraltro, alcuni manifestanti si sono dati appuntamento per una protesta in piazza del Popolo. Il continuo dibattito per l’impatto del ‘lockdown soft’ si allunga nella serata di sabato: la firma di Conte sembra slittare a domenica, così come la conferenza stampa inizialmente prevista da Palazzo Chigi. Restano aperti i nodi dei ristoranti e degli spostamenti tra Regioni, ma appare scontato lo stop da lunedì a piscine e palestre, cinema e teatri.

Le scuole superiori andranno verso una didattica a distanza sempre più forte, mentre sarebbero esentati nidi, materne, elementari e medie. Negozi, estetisti e parrucchieri potranno restare aperti. Nei ristoranti, salvo sorprese dell’ultimo minuto, si potrà consumare nei locali solo fino alle 18 e in non più di 4 persone al tavolo, salvo famiglie conviventi. Gli spostamenti tra comuni non dovrebbero essere vietati ma “fortemente sconsigliati”. (LaPresse)

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