M5S, Stati Generali per ritrovarsi. Di Maio: “La discussione sul terzo mandato è malsana”

In un Movimento frastagliato e dalle tante anime, l'appello è quello a ritrovare "lo spirito di comunità e unita che ci ha sempre caratterizzato fin dall'inizio"

ROMA – Gli Stati Generali per “capire cosa vogliamo essere, cosa saremo, cosa vogliamo fare”. Nel suo saluto di apertura il capo politico M5S, Vito Crimi, fissa l’obiettivo della nuova sfida per i pentastellati. Una volta avuto contezza di ciò “il come discende in modo naturale”. In un Movimento frastagliato e dalle tante anime, l’appello è quello a ritrovare “lo spirito di comunità e unita che ci ha sempre caratterizzato fin dall’inizio”.

Il futuro del M5S

Ciò che deve essere il M5S del futuro è ben chiaro pure nella testa di Luigi Di Maio. Da un lato l’ex capo politico invita tutti ad affrontare gli Stati Generali “lavorando da squadra uniti”, dall’altro nelle anticipazioni del nuovo libro di Bruno Vespa mette nero su bianco la sua ‘road map’ esorcizzando da subito il fantasma della scissione: “No. Il Movimento ha mostrato grande capacità di resilienza e ha superato anche importanti stress test”, dice. La preoccupazione è che agli Stati Generali ci si possa confrontare “su una linea identitaria e non ci si aiuti ad avere la responsabilità di un programma realistico da realizzare il giorno dopo”. Per questo occorre sintetizzare le varie posizioni. Un compito che non può essere affidato a “una persona sola” quanto “a un organismo sul quale scaricare valutazioni e proposte diverse”.

La sfida dei pentastellati

Però guai a parlare della nascita di un partito nella sua forma più tradizionale. “Ma dopo undici anni dobbiamo dotarci di una struttura organizzativa senza perderci in una battaglia di parole”, precisa il titolare della Farnesina. Anche perché per restare competitivi anche nella prossima legislatura serve dotarsi “di un’organizzazione idonea”. Una sfida quella del 2023 dove il M5S “si presenterà da solo”, assicura Di Maio. E’ una strizzata d’occhio ai ‘malpancisti’, a partire da Alessandro Di Battista. “Ma lui non ha messo in discussione l’alleanza nelle coalizioni”, argomenta Di Maio. Quanto a Davide Casaleggio: “Si è messo sempre a disposizione, ma non incide sulle decisioni politiche”.

La piattaforma Rousseau

Di pari passo con l’evoluzione del M5S, ci sarà anche quella di Rousseau. “Il capo politico deciderà se sottoporre al voto degli iscritti la nascita dell’organismo collegiale”, spiega Di Maio. Unione e non divisione. Per questo quindi vanno lasciati fuori dagli Stati Generali temi scottati come quello del terzo mandato ai parlamentari. Una discussione che Di Maio bolla come “malsana”.

Verso le comunali del 2021

Occorre piuttosto concentrarsi sul futuro prossimo che è identificato nelle comunali del 2021. Qui le due anime principali del governo proveranno a giocare nella stessa metà campo senza ostacolarsi. “Il tema vero non è un’alleanza per sempre con il Pd di cui non ho mai parlato con Zingaretti, ma nel 2021 si vota per i sindaci di Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli e Trieste (la sola governata dall’opposizione). Al governo stiamo insieme per decidere come spendere i soldi del Recovery Fund, a livello comunale e regionale dobbiamo concordare i candidati”, il pensiero del ministro. Una strada lunga da percorrere, e irta di ostacoli, a partire dalla capitale dove Di Maio conferma la fiducia in Virginia Raggi che “è e va sostenuta dal Movimento”, anche se con il Pd è più opportuno parlare “di programmi” che “di nomi”.

(LaPresse/di Andrea Capello)

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