Lupus et agnus

Quando in questa ormai derelitta Nazione c’era ancora una scuola dedita ad espletare la propria funzione didattica, non piegata, cioè, al ruolo di ammortizzatore sociale per intellettuali disoccupati, fin dalle media si studiava il Latino. Si traducevano le favole di Fedro, con il loro portato etico e civico. Tra queste, celebre, quella del “lupo e dell’agnello” ovvero la morale che il più forte prevarica il più debole, a prescindere dalle necessità. Esattamente quello che sta accadendo in Campania dove Vincenzo De Luca, eletto governatore con ampio margine, sta mostrando le zanne del lupo dopo aver spaventato il gregge dei docili agnelli che da mesi si sorbiscono le sue prediche trasmesse, senza alcun contraddittorio, sui social. Ora, il contenuto delle catechesi settimanali dello “sceriffo” è di natura quasi mistica, a metà strada tra scienza e fede. Una scienza abborracciata e piegata al sensazionalismo ed all’allarmismo, una fede laica ispirata al monoteismo, quello che altro Dio non ci sia in Campania al di fuori di lui. È noto che tra scienza e fede si interpone, come terra di mezzo, la filosofia, ovvero il modo di saper ragionare. Quest’ultima, secondo Bertrand Russell, altri non è che la capacità di saper porre le domande giuste in ogni circostanza della vita. Ebbene, alla luce di questo assunto, ne deriva che bisognerebbe poter interloquire con De Luca, sia per porgli domande, sia per contestargli la fallacia di talune asserzioni. Cosa che, essendo, all’ex sindaco di Salerno, laureato in Filosofia, non dovrebbe dispiacere affatto. Vi è però che viviamo in una epoca in cui la scarsezza di cultura politica ingigantisce i meriti di chi ne è dotato, inducendolo a ritenersi l’unico, assoluto depositario del verbo incarnato. E se l’opinione di se stesso diventa, come accade nel caso del nostro presidente, quella di un “super uomo”, allora non si può che aborrire il confronto, libero da vincoli e sudditanze riverenziali, preferendo egli la modalità oracolare. Parliamoci chiaro. Il governatore sta alimentando da mesi un’idea dell’epidemia a suo uso e consumo, anche a prescindere dalle vere urgenze. Grazie a questo modo di fare, ha risalito la china dei consensi e si è imposto, seppure con mille compromessi lungo la strada delle alleanze e della coerenza politica, vincendo a mani basse. De Luca è convinto che i toni allarmistici gli conferiscano, nell’immaginario collettivo, più prestigio e autorevolezza insieme alle stigmate di uomo risoluto e capace. Solo malevoli pensieri i nostri? Illazioni senza fondamento? Sarà. Ma veniamo a quello che più terrorizza la gente. Innanzitutto la validità dei test anti-Covid: quelli rapidi, fatti in farmacia, oppure quelli spacciati per tamponi molecolari nei laboratori di analisi cliniche, detti “antigenici”: non sono attendibili ai fini di un accertamento diagnostico. Soldi buttati, per dirla tutta, con la complicità delle autorità sanitarie ed il gradimento di chi li produce importandoli dalla Cina. I test del tampone molecolare sono forzati da artifici tecnici e risultano positivi anche in presenza di quantità infinitesimali di materiale virale circolante (e spesso inattivo). Il calcolo dei positivi così determinato diventa quindi numericamente inquinato e conseguentemente interpretato in modo sbagliato. Questo il nodo gordiano da sciogliere. I positivi asintomatici, la quasi totalità, vengono chiamati “contagiati” e come tali ritenuti indici della diffusione della malattia, nel senso dell’aumento della letalità del virus. Ma questo è un falso. I fatti che smentiscono tale tesi sono lampanti. La mortalità, rispetto ai mesi di marzo ed aprile, è scesa allo 0,50 % riducendosi di venti volte rispetto al numero dei positivi. La corsa al tampone? Un’inutile gara: sarebbe bastato dire che gli asintomatici non sono malati, che non lo saranno in seguito e che non contagiano a causa della dose infinitesimale di materiale virale presente nel loro organismo ancorche’ reperita a volte con l’artificio del tampone molecolare. Questi i fatti!! Nell’imminenza della stagione influenzale, con la sovrapponibilità dei sintomi, solo uno sprovveduto, oppure uno che celi “cose indicibili”, può allarmare la popolazione. Indicibili sono le cose non dette sulla rete ospedaliera della Campania : Pletorica , non attrezzata, inadeguata, che è stata peraltro non razionalizzata da 10 anni di commissariamento, statale. De Luca ha preteso d’essere nominato anche Commissario!! I Nosocomi rimasti aperti (per l’ignavia e la paura di perdere consensi elettorali), mai accorpati e trasformati in un unico centro di eccellenza. Per dirla in altre parole: la promessa di trasformare la sanità campana in un luogo di efficienza e di eccellenza è miseramente fallita anche con De Luca. Occorre quindi sequestrare in casa un intero popolo per evitare che, allarmato, prema contro una diga di cartapesta chiamata “rete ospedaliera”. Il lupo che inquina le acque mostrando la radiografia dei polmoni di un 37enne ricoverato al Cotugno per incutere terrore, non può vestire le vesti di agnello e dare al popolo colpe che questi non ha. Né può pensare di chiudere in un recinto milioni di persone come fossero pecore belanti. Se monta la protesta sociale il Governatore pagherà dazio, sia pure lupo vestito da agnello.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome