Coronavirus, le imprese contro il Dpcm: condanna a morte. Bonomi: “Salviamo il lavoro”

La richiesta degli imprenditori è di "invertire la rotta", tenendo aperti i ristoranti fino alle 22 e i bar almeno fino alle 20. "Altrimenti è meglio andare subito in lockdown di un mese per tutti, con l'obiettivo di riaprire più avanti", spiega Stefano Ruvolo, presidente nazionale di Confimprenditori

Foto Claudio Furlan - LaPresse Nella foto: Carlo Bonomi

MILANO – Il mondo imprenditoriale rifiuta le restrizioni del nuovo Dpcm. Le aziende chiedono aiuti consistenti e reali, ma soprattutto auspicano un passo indietro da parte dell’esecutivo sul fronte delle chiusure. “Questo Dpcm è una condanna a morte per il nostro settore”, scrivono i ristoratori. E’ un “duro colpo”, incalzano i rappresentanti del mondo fieristico mentre per i cuochi rappresenterà una “pietra tombale” per la ristorazione. Una preoccupazione che attraversa tutte le categorie, deluse dalle scelte dell’esecutivo anche di fronte al rispetto di tutte le norme di sicurezza da parte delle aziende. Il governo promette: Ci saranno più risorse per chi dovrà tenere chiuse le serrande. Ma agli imprenditori le promesse non bastano più.

L’appello di Confindustria

Per il numero uno di Confindustria Carlo Bonomi il Governo “non ha ascoltato nessuno”, soprattutto il mondo delle imprese che “anche se molte volte questo Paese non lo capisce” ha contribuito a gran parte della ripresa del terzo trimestre. Gli fa eco il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. “L’ultimo decreto produrrà altri danni gravissimi alle imprese, danni insopportabili: parliamo di circa 17,5 miliardi tra consumi e Pil”. Posizione analoga per la Cna, l’associazione degli artigiani: “La nuova stretta governativa legata all’emergenza sanitaria, seppur motivata dalla priorità di garantire la salute, rischia di mettere definitivamente al tappeto interi settori dell’economia italiana, innescando una crisi sociale pericolosa e senza precedenti nella storia repubblicana”.

La richiesta degli imprenditori

La richiesta degli imprenditori è di “invertire la rotta”, tenendo aperti i ristoranti fino alle 22 e i bar almeno fino alle 20. “Altrimenti è meglio andare subito in lockdown di un mese per tutti, con l’obiettivo di riaprire più avanti”, spiega Stefano Ruvolo, presidente nazionale di Confimprenditori. “Si riapra e si riapra subito, perché il rischio vero è quello di far morire le imprese con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro”, commenta Donatella Prampolini, presidente Fida e vice presidente Confcommercio imprese per l’Italia. Lo spettro di un nuovo lockdown generalizzato “sarebbe economicamente e socialmente insostenibile”, sostiene la Cna Lombardia. E per il futuro suggerisce di “andare avanti con rigore, disciplina, rispetto delle normative anti-covid e delle indicazioni medico-sanitarie, a costo di irrigidire controlli e sanzioni per tutti coloro che non usano i dispositivi e favoriscono assembramenti. Ma occorre andare avanti”.

Le misure previste dal Dpcm

Le “restrizioni previste dall’ultimo provvedimento” dell’esecutivo Conte “rischiano di causare un’ulteriore perdita di consumi e Pil di circa 17,5 miliardi di euro nel quarto trimestre dell’anno, concentrata negli ambiti della ristorazione e del turismo, della convivialità e della ricreazione in generale, dei trasporti e della cura della persona, portando a una riduzione complessiva dei consumi nel 2020 ad oltre 133 miliardi di euro rispetto al 2019 (-12,2% in termini reali). La caduta della spesa presso gli alberghi supererebbe il 55% e quella presso la ristorazione si avvicinerebbe al 50%”, sottolinea Confcommercio.

Il Governo punta sui sostegni

La replica del Governo punta più sui sostegni che su possibili riaperture. “Ci sarà una differenziazione per chi terrà aperto fino alle 18.00 e chi dovrà chiudere la propria attività h24”, fa sapere il viceministro dell’Economia Antonio Misiani ai microfoni di Rtl. “Il decreto – prosegue – conterrà un contributo a fondo perduto per le 350 mila imprese colpite, che vogliamo dare in automatico, senza bisogno di domanda, a tutte le imprese appartenenti a queste categorie che hanno già avuto il contributo a fondo perduto. Stiamo pensando però di ampliare la platea delle imprese interessante superando il limite dei 5 milioni di fatturato, quindi dare i soldi anche alle imprese di dimensioni maggiori e stiamo pensando a contributi più generosi rispetto a quelli dati nei mesi scorsi per le attività appartenenti ai settori completamente bloccati”.

La delusione degli imprenditori

Ma gli imprenditori restano delusi. Il numero uno degli industriali Bonomi parla di “metodo non corretto”, da contrapporsi alla correttezza con cui è stata gestita la prima ondata. “C’è stato il metodo sbagliato: quello per cui non si è più fatto nulla”, ha spiegato Bonomi che ha aggiunto: “Tre Dpcm in 12 giorni e il Governo non ha ascoltato nessuno, né noi né i sindacati, non ha ascoltato nessuno”. Per Bonomi “in momenti difficili il Paese dovrebbe invece stringersi”. Citando le parole del premier Conte, Bonomi lancia una stoccata al Governo sottolineando che “non dobbiamo salvare il Natale. Ma la scuola, il futuro dei giovani, il lavoro, la salute, lo sviluppo. Questi sono i beni che dobbiamo salvare e dobbiamo farlo velocemente”.

(AWE/LaPresse/di Francesca Conti)

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