Coronavirus, Bellanova: “Abbiamo chiesto la decontribuzione per i ristoranti”

"Io ho chiesto la decontribuzione per tutto il settore per la validità del Dpcm. È evidente che se dovesse protrarsi il Dpcm, e le misure che stanno dentro, le risorse andranno ulteriormente implementate".

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse

ROMA – “Io ho chiesto la decontribuzione per tutto il settore per la validità del Dpcm. È evidente che se dovesse protrarsi il Dpcm, e le misure che stanno dentro, le risorse andranno ulteriormente implementate”. Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Teresa Bellanova, ospite del programma TGtg di Tv2000. “Non si può fare la spesa con il portafoglio degli altri – prosegue la Bellanova – Io ho chiesto dall’inizio di avere documentazione scientifica, perché voglio decidere in modo informato. Purtroppo noi non abbiamo questa documentazione, neanche il documento che ha stilato il CTS sabato c’è stato consegnato. Sappiamo, perché lo ha letto il Ministro della Sanità, che c’era quel rilievo per quanto riguarda la validità dell’anticipazione della chiusura alle 18. Oltre alla decontribuzione per un anno per tutti, ho chiesto anche l’istituzione di un fondo che deve andare ad aggiungersi ai 600 milioni che avevamo destinato alla ristorazione, battaglia che avevo fatto nei mesi passati – spiega il ministro a Tv2000 – Se chiudi la ristorazione devi dare la possibilità al settore agro-alimentare di avere un intervento perché ci sono prodotti che non vengono consumati”.

Riguardo allo spreco alimentare il ministro Bellanova aggiunge: “Per contrastarlo avevamo fatto una misura che dà un contributo di circa cinquemila euro a fondo perduto a ristoratori e ristoranti e a tutte le strutture, a condizione che acquistassero prodotti italiani, prodotti Made in Italy. Perché noi non possiamo scaricare sulle spalle degli agricoltori, dei coltivatori diretti, dei piccoli pescatori o delle strutture della pesca, le scelte che vengono fatte sulla ristorazione. Queste sono le misure fatte, così come quelle per il banco degli indigenti al quale abbiamo destinato 300 milioni di euro per acquistare anche i prodotti agroalimentari italiani. Adesso ho chiesto l’istituzione di un fondo, e stiamo discutendo con il ministero dell’Economia e con il Presidente del consiglio, che deve ovviamente farsi carico di trovare una sintesi su questo e dare ristoro a persone che hanno fatto grandi sacrifici e hanno messo tutti noi in condizioni di non cambiare le abitudini alimentari anche durante la fase del lookdown. Cosa che ha comportato dei costi di produzione aggiuntivi”.

Il problema della salute riguarda anche i luoghi di lavoro, e riguarda l’agricoltura o le imprese della trasformazione alimentare – conclude il ministro nel suo intervento a Tv2000 – Bisogna farsi carico del disagio e delle difficoltà economiche che adesso si determinano. Per una misura che non richiesta dalla comunità scientifica: si chiudono i ristoranti perché non sia in grado di intervenire sulle criticità che stanno nel settore dei trasporti e si chiude la scuola per la stessa ragione”.

LaPresse

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