I magici lazzi di un eroe tragico

L'intervento di Oscar Di Maio

Oscar Di Maio

La domanda è sempre la stessa: Diego Armando Maradona è il più grande calciatore del secolo? Io non mi farei questa domanda, la risposta è scontata. Sì, è il più forte calciatore della storia. Ma è solo un giocatore di calcio? O nella sua grandezza vi è anche la sua personalità prontamente umana, nel bene e nel male? Anche questa è una domanda cui è facile rispondere. Diego è diventato un simbolo e in quanto simbolo supera il tempo come il mito, come i miti dell’antica Grecia, del teatro e dello spettacolo. Ricordo che Maradona ai suoi esordi era circondato certamente da grande entusiasmo ma anche da molto scetticismo.

L’Avvocato Agnelli, l’Agnelli quello vero, patron della Juventus, si amareggiò molto nello scoprire la sua grandezza. Perché, ricordo, affermò che i suoi collaboratori ne avevano sconsigliato l’acquisto perché era tozzo, sgraziato nei movimenti. Poco elegante insomma. Il contrario di Platini. E invece, si rammaricava l’Avvocato, era il grande calciatore che era. Diego si è portato dietro tutta la vita questa sorta di maledizione dell’immagine. Ricordo le critiche tristi, violente e rancorose per il suo matrimonio ‘cafone’, si diceva a tutte le parti. Sì, certamente, un matrimonio cafone. Ma dimenticavano che era il matrimonio di un ragazzino nato, come disse un grande giornalista argentino, nel Sud del Sud del mondo, nella povertà assoluta. Un ragazzo che, ritrovatosi ricco per i suoi esclusivi meriti, volle festeggiare alla grande. Più che disprezzo e rancore, semmai, avrei provato tenerezza.

E’ giusto dunque, come sta facendo Cronache di Napoli con il cronista Marcello Altamura, ricordare Maradona nel tempo, nella sua storia alla vigilia del suo 60° compleanno. E non soltanto per le sue gesta sportive, capacità tecniche e grandi gol che tutti possiamo vedere e tanto spesso guardiamo in giro per il web e le tv. Maradona dunque è un personaggio tragico, nel senso proprio della parola. Di quel tragico di cui ogni attore, anche quello comico, conosce la natura. E’ a suo modo un eroe che diventa mito. Il suo essere fuori dal comune, in campo e fuori, la sua vita privata per tanti aspetti incomprensibile come erano incomprensibili per i difensori le sue finte, i suoi tiri improvvisi, la sua capacità di resistere a falli e botte, rende Diego un personaggio politico nel senso ampio della parola.

Credo francamente che Maradona uomo ne capisse poco anche se di tanto in tanto si esercitava in giudizi e assumeva atteggiamenti di tipo politico. La sua politicità era insita nel suo personaggio. Dimostrava, per tornare al ricordo dell’avvocato Agnelli, come anche i poveri potessero vincere. Come l’ordine, la disciplina, la tecnica e l’organizzazione potessero qualche volta cedere di fronte alla creatività, all’immaginazione. Un po’ come accade per gli attori comici. I quali, quando riescono a piazzare un lazzo, ossia una invenzione spontanea e fuori dal copione, come un dribbling di Maradona, escono dall’ordinario per diventare anche solo per un momento straordinari.

di Oscar Di Maio

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