Dpcm, Conte chiede 15 giorni. Zingaretti chiama le opposizioni, Cav apre

in foto Giuseppe Conte

ROMA – Quindici giorni per verificare gli effetti del Dpcm. I dati dei contagi continuano a salire (sfiorati oggi i 25mila nuovi positivi) e il premier Giuseppe Conte sa che non si può affrontare la tempesta con la maggioranza intenta a litigare e a fare distinguo. “Siamo consapevoli che sono misure severe ma sono necessarie a contenere i contagi. Diversamente la curva epidemiologica è destinata a sfuggirci completamente di mano”.

Diversamente, insomma, sarà lockdown. Il presidente del Consiglio lo dice rispondendo al premier time alla Camera, ma la linea è quella ribadita la sera prima anche ai capigruppo. La nuova dead line servirà per effettuare una nuova valutazione dei dati ed eventualmente correggere il tiro del Dpcm. I renziani premono per rivedere la chiusura dei ristoranti alle 18 dei ristoranti e riaprire cultura e sport, ma ormai il timore è che i numeri potranno solo peggiorare. “Questo decreto non blocca i contagi ma aumenta i danni. Un lockdown totale – dice provocatoriamente Matteo Renzisi spiegherebbe meglio di un lockdown a metà deciso senza alcuna base scientifica”.

Se ne parla anche alla riunione tra Conte e i capigruppo di maggioranza. Se i nuovi contagi dovessero arrivare a raddoppiare i numeri raggiunti adesso, è il ragionamento fatto, la chiusura sarebbe inevitabile. Il Pd chiede responsabilità e unità. “Il nemico è il virus, non le misure per contrastarlo”, ripete Nicola Zingaretti, che – in una lettera inviata a Repubblica – insiste sulla necessità di coinvolgere in modo fattivo le opposizioni. Silvio Berlusconi si dice della partita, assicurando che Forza Italia è pronta a collaborare. Il modo di fare opposizione a Roma come nelle Regioni, spiega, “non può essere un modo sguaiato, strumentale, funzionale solo a raccogliere consenso speculando sulle paure delle persone. Esiste un interesse nazionale preminente che deve portare ad unire gli sforzi”.

I toni del Cavaliere piacciono a Conte e a chi pensa a stabilizzare la maggioranza. E forse non è un caso che il premier, dopo essere intervenuto in Aula, incontri i deputati azzurri Renata Polverini e Renato Brunetta. Decisamente più freddi nei confronti dei giallorossi Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Il Governo “ci ascolti, non chiediamo posti e poltrone. Chiediamo ascolto, collaborazione, coinvolgimento perché mi sembra che Conte con questo governo abbia dimostrato che da soli non si va da nessuna parte – tuona il segretario della Lega -. Sono sei mesi che continuiamo a fare proposte e sono sei mesi che Conte ci ignora e ci chiama un minuto prima di andare in diretta tv”.

“Questi soggetti hanno tempo di scrivere lettere ai giornali mentre noi abbiamo presentato 2000 emendamenti dall’inizio del Covid e zero sono quelli approvati – gli fa eco la leader di FdI -. Ripeto: io non sono stupida, il Governo è l’unico responsabile di quello che sta accadendo perché non ha voluto coinvolgere l’opposizione”. Meloni insiste perché il Parlamento voti il Dpcm, ma domani Conte sarà alla Camera e al Senato per una semplice informativa che non prevede votazioni.(LaPresse)

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