Mafia, confiscati beni per 800mila euro a presunto mafioso di Catania

I carabinieri di Catania hanno confiscato i beni per un valore totale di 800mila euro a Francesco Gerrera, in quanto indiziato di appartenenza a una associazione mafiosa

Foto LaPresse - Marco Cantile. Blitz antidroga dei carabinieri

CATANIA – I carabinieri di Catania hanno confiscato i beni per un valore totale di 800mila euro a Francesco Gerrera, in quanto indiziato di appartenenza a una associazione mafiosa. Nel decreto di confisca i giudici hanno anche emesso nei confronti dell’uomo la misura dell’obbligo di soggiorno nel comune di residenza per tre anni. In particolare, è stato confiscato un complesso immobiliare nel comune di Viagrande (Catania), intestato al figlio di Ferrera e composto da: magazzino di 11metri quadri, un appezzamento di terreno con un piccolo locale deposito di oltre 1.000 metri quadri, un’abitazione popolare, un negozio e botteghe di 89 metri quadri, un terreno agricolo di 1.097 metri quadri e un piccolo fabbricato rurale.

 Il provvedimento di confisca è dovuto al coinvolgimento di Ferrera in numerose vicende giudiziarie. Nel 1994 era stato condannato in via definitiva per associazione di tipo mafioso e per sequestro di persona. Lo stesso era successo nel 1990, per più violazioni delle disposizioni sul controllo delle armi. Nel 1995 aveva già ricevuto un la misura dell’obbligo di residenza di anni tre. È stato poi condannato in primo grado nel 2017, per lo stesso reato nel 2013 gli era stato raggiunto dalla misura di custodia cautelare in carcere. Secondo gli inquirenti farebbe parte di ‘Cosa nostra’, sotto il controllo di Benedetto e Vincenzi Santapaola e Aldo Ercolano. In particolare, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia lo indicavano come appartenente all’associazione mafiosa ‘Santapaola-Ercolano’ alla quale era passato dall’originaria famiglia Ferrera ‘Cavadduzzu’ dove già ricopriva un ruolo di spicco. Nell’ambito della nuova associazione, Ferrare è accusato di aver progettato traffici di stupefacenti e di partecipare a riunioni associative con altri clan per risolvere questioni collegate a estorsioni a danno di imprenditori.

(LaPresse)

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