Coronavirus, il mondo dello spettacolo protesta in piazza: ristori immediati

Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse Manifestazione dei lavoratori dello spettacolo Nella Foto : la manifestazione in piazza Montecitorio

TORINO – Il mondo dello spettacolo scende in piazza, in tutta Italia, per protestare contro l’ultimo Dpcm che, di fatto, ha nuovamente bloccato l’intero settore. Le richieste che il comparto fa al Governo sono ristori certi e immediati, la stabilizzazione dei precari e l’apertura di un tavolo permanente. Dal Piemonte alla Sicilia attori, musicisti, ballerini, circensi e tecnici, in maniera pacifica, hanno voluto fare sentire la loro voce, accusando di essere stati abbandonati nel corso dell’emergenza.

A Milano in piazza della Scala il sindaco Beppe Sala si è rivolto al mondo della cultura spiegando che “non sarà una cosa di settimane, ma ci attende un lungo inverno di grande difficoltà”. “Il punto – ha precisato – è che si può chiudere, ma prima di chiudere bisogna dire a chi rimarrà chiuso come verrà aiutato”. Tanti gli striscioni, in tutte le piazze, per spiegare che “Solo la cultura ci salverà”.

Intanto, nel giorno delle proteste, il ministro Dario Franceschini, criticato negli scorsi giorni per aver detto che chi protestava per le chiusure di cinema e teatri non aveva capito la gravità della crisi, ha annunciato una serie di aiuti per i vari settori del mondo della cultura e dello spettacolo. A partire dalla musica dal vivo, per cui è stato firmato un decreto da ulteriori 10 milioni di euro, utilizzando le risorse del Fondo per il sostegno alle attività dello spettacolo dal vivo.

Poi, le scuole di danza private, a cui sono destinati altri 10 milioni di euro. E ancora, 15 milioni di euro per le mostre d’arte cancellate, annullate o rinviate a causa dell’emergenza sanitaria, portando così a 35 milioni di euro le risorse del ‘Fondo emergenze imprese e istituzioni culturali’ istituito dal Decreto Rilancio destinate a questo scopo. Misure emergenziali, che aiuteranno a dare respiro a uno dei settori più colpiti dall’emergenza coronavirus. Ma questo ancora non basta a chi da molti mesi è fermo, senza poter lavorare, e non riesce a vedere un orizzonte per la riapertura.

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