Inchiesta sui Russo, 17 condanne

Verdetto d’Appello irrevocabile: Corrado, il fratello del boss, ha rimediato 10 anni e 4 mesi

CASAL DI PRINCIPE – Ricorsi rigettati: la condanna d’Appello per i 17 imputati, coinvolti nell’inchiesta sul clan Russo, diventa irrevocabile. La Cassazione, ieri sera, ha risposto picche alla richiesta dei legali di annullare il verdetto deciso nel 2019.

Per Corrado Russo, fratello del boss Peppe ‘o padrino, 10 anni e 4 mesi. Ratificati pure i 9 anni e 8 mesi di Michele Ciervo stabiliti dalla Corte partenopea. Stessa sorte per Salvatore Di Puorto e Salvatore Laiso (collaboratore di giustizia): hanno incassato, rispettivamente, 7 anni e 6 mesi e 6 anni e 8 mesi. Sei anni, invece, la pena definitiva per Cesario Pecovela, 7 anni e 4 mesi per Benedetto Ricciardi, 5 anni e 4 mesi per Fabio Scognamiglio e 5 anni per Ernesto Capasso. Tre anni a testa per Andrea e Maurizio Discepolo, 8 anni, invece, per Corrado Discepolo. Sei anni e 8 mesi per Giovanni Gallo, 3 anni e 8 mesi per Carmine Iaiunese, ora collaboratore di giustizia. L’iter giudiziario di Massimiliano Conti si chiude con 3 anni, quello di Marcello Mormile con 8 anni e 8 mesi. Domenico Puocci ha rimediato 10 anni e 4 mesi, mentre Francesco Carusone 9 anni e 4 mesi. Nel collegio difensivo gli avvocati Giovanni Cantelli, Mirella Baldascino, Carlo De Stavola, Pasquale Diana, Filippo Trofino, Michele Di Fraia, Marco Trasacco e Carlo Fabozzo.

L’inchiesta che ha coinvolto i 17 (residenti a Casal di Principe, Gricignano d’Aversa, San Cipriano, Villa di Briano, Napoli e Casoria) si è chiusa nel maggio del 2016: al centro dell’attività investigativa, condotta dalla Dia di Napoli, c’era il business delle slot, delle sale bingo e delle droga. Un anno prima portò all’arresto cautelare 44 indagati e ad un sequestro di beni per 20 milioni di euro. Il lavoro degli investigatori attestò che il gruppo Russo aveva assunto una posizione monopolistica nel mercato del noleggio e della gestione delle macchinette mangia soldi. L’indagine tracciò anche la riorganizzazione della cosca dopo gli arresti di Giuseppe Russo ‘o padrino e di altri boss. La compagine mafiosa, secondo gli uomini della Dia, aveva disteso i sui tentacoli anche sulla distribuzione del caffè. Tra i business gestione di sale bingo e sulla ristorazione.

Con la condanna definitiva, per molti dei 17 imputati si riapriranno le porte del carcere. Hanno affrontato il processo con le accuse, contestate a vario titolo, di associazione mafiosa, intestazione fittizia, estorsioni e spaccio.

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