Pressing sul lockdown il 6. Conte media: ipotesi chiusura delle regioni a rischio

La parola lockdown corre tra le riunioni, che si susseguono senza sosta. I ministri Pd fanno il punto per registrare quella che ormai sembra essere l'unica reale alternativa possibile e si dicono pronti a sostenerla

in foto Giuseppe Conte

ROMA – Oltre 31mila nuovi casi, 100 morti. Undici regioni considerate “a rischio elevato”, altre otto classificate “a rischio moderato”. Indice Rt a 1,7 e Iss che avverte: “Si va verso lo scenario di tipo 4”, quello peggiore,  nel quale la situazione diventa fuori controllo e subentrano grosse criticità nella tenuta del sistema. Quello che porta alla chiusura. Sono questi i numeri che Giuseppe Conte ha sulla scrivania. Il monitoraggio è continuo, il premier attende l’arrivo dei primi dati che siano riferibili all’Italia post Dpcm del 24 ottobre, per capire quanti e quali effetti abbia avuto la prima stretta.

La linea di Palazzo Chigi

“Ad horas – filtra da palazzo Chigi – non c’è nulla”, ma la situazione è in costante evoluzione. Sul tavolo restano diverse ipotesi: da un coprifuoco nazionale fissato alle 18, allo stop agli spostamenti tra Regioni. In ambienti parlamentari, però, si registra un certo pressing per accelerare. Il nuovo Dpcm, originariamente ipotizzato per giorno 9, potrebbe essere anticipato al 6 novembre. Il pressing sull’esecutivo è forte. Parla chiaro il report della cabina di regia. Quasi tutte le regioni hanno ormai un Rt sopra l’1,5.  E se qualcuno spinge per circoscrivere il confinamento ai territori più colpiti, si fa strada la consapevolezza che serva un provvedimento uniforme a livello nazionale.

Ipotesi lockdown?

La parola lockdown corre tra le riunioni, che si susseguono senza sosta. I ministri Pd fanno il punto per registrare quella che ormai sembra essere l’unica reale alternativa possibile e si dicono pronti a sostenerla. Anche la decisione di tenere comunque aperte le scuole sembra – nelle discussioni frenetiche di queste ore – un tabù nei prossimi giorni destinato a cadere. Le Regioni spingono per la didattica a distanza, Azzolina e il Governo (prima tra tutto Iv con Teresa Bellanova che lo dice chiaro al premier) provano a resistere. Ma ormai non si esclude più nulla.

Pressing degli scienziati

Il quadro potrebbe essere più chiaro da mercoledì, quando il premier sarà in Parlamento per le “comunicazioni” sulla situazione sanitaria ed economica del Paese. Alle parole del premier seguirà il voto delle risoluzioni di maggioranza e di opposizione. L’idea, viene riferito, è quella di mettere sul tavolo non un’unica via, ma diverse opzioni, in modo da rendere concreto il coinvolgimento del centrodestra, come chiesto a più riprese dai diretti interessati ma anche da Nicola Zingaretti.

In pressing ci sono anche gli scienziati. “Oltre 31mila casi e 199 morti. Io vi faccio solo una domanda: cosa state aspettando?”, scrive su Twitter il virologo Roberto Burioni. “Aspettiamo numeri del giorno a 6 cifre per capire che #epidemia è fuori controllo?”, gli fa eco il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. GLi hashtag che aggiunge lasciano pochi dubbi: “#Lockdown2 #lockdownitalia”.

(LaPresse/di Nadia Pietrafitta)

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