Roma, arrestato il sindaco di Artena. Fu in prima linea sul caso di Willy Duarte

Artena era salita agli onori delle cronache in settembre: lì risiedevano i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, finiti in carcere per l'omicidio di Willy Duarte

ROMA – Un’inchiesta decapita l’amministrazione di Artena, e al centro della bufera giudiziaria finisce anche il sindaco Felicetto Angelini finito ai domiciliari con altre tre persone. Ventidue gli indagati, con pesanti accuse che vanno, a vario titolo, dalla concussione, al falso ideologico, in relazione all’approvazione del bilancio di previsione del Comune per gli anni 2018-2020, alla turbata libertà degli incanti, con un lungo elenco di abusi d’ufficio.

Il caso Willy Duarte

Artena era salita agli onori delle cronache in settembre: lì risiedevano i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, finiti in carcere per l’omicidio di Willy Duarte. E proprio dopo quel tragico episodio, in tanti, nella cittadina alle porte di Roma, scesero in piazza per manifestare vicinanza ai familiari della vittima e chiedere giustizia. In prima linea, alla fiaccolata per Willy, c’era il primo cittadino Angelini.

L’arresto

I carabinieri, coordinati dalla procura di Velletri, hanno eseguito l’ordinanza emessa dal gip Emiliano Picca, che dispone i domiciliari, oltre che per Felicetti, per l’assessore ai Lavori pubblici Domenico Pecorari, l’ex responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Artena e il presidente di una cooperativa urbanistica a cui l’amministrazione aveva affidato l’istruttoria dei condoni edilizi comunali. Sospesi il vice comandante della polizia locale e la segretaria comunale.

Le indagini

Le indagini hanno messo in luce un giro di gravi illeciti, dagli episodi di corruzione, alla cancellazione di multe a soggetti ‘amici’. In particolare, al sindaco viene contestata, tra l’altro, “la consumazione – scrive chi indaga -, in concorso con altro soggetto, all’epoca dei fatti consigliere di minoranza del Consiglio comunale di Artena, del reato di corruzione per l’esercizio della funzione”, mentre a Pecorari “in concorso con un imprenditore, il reato di corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio”. “Le condotte contestate – scrive il gip nell’ordinanza – rilevano una particolare tendenza a delinquere, priva di remore e freni inibitori al fine di procurarsi ingiusti profitti”.

(LaPresse/di Alessandra Lemme)

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