Come ti convincono a farti sfruttare

Vuoi il caso, vuoi che questi argomenti sono stati frutto di ricerca per l’editoriale di qualche giorno fa sempre su queste pagine, mi sono imbattuto in uno degli ormai innumerevoli articoli sparsi sul web che intendono preparare i candidati a un colloquio di lavoro. Sia chiaro, lo abbiamo già ribadito: il mercato del lavoro in questo momento è un mercato a sé stante. Formazione venduta come panacea di ogni male, corsi e certificazioni di dubbia moralità, piattaforme che promettono l’accesso a offerte di lavoro esclusive, finanche LinkedIn (il “social dei professionisti”) promette funzionalità aggiuntive per chi passa a un profilo pro. Il tutto in un’apoteosi di frasi motivazionali, metafore trite e ritrite copiate da un recruiter all’altro e una serie di bignami su come rendere il proprio profilo performante. Insomma, una vetrina in cui il prodotto sei tu.

A fare da corollario a questo nuovo modo di intendere il lavoro, poi, ci sono tutti questi “consigli degli esperti” che invadono anche i siti di informazione, al grido di click facile. Torniamo quindi a noi e a un articolo, vecchio ma sempre sul pezzo, che ogni tanto torna in voga sui social network con il suo ginepraio di polemiche annesso. Si tratta di un elenco di 23 cose da non chiedere durante un colloquio di lavoro stilata da Business Insider. Ecco, tra queste alcune mi hanno davvero emozionato. Come il suggerimento di non chiedere a quanto ammonta la remunerazione prevista, qualcosa che farebbe sembrare il candidato scortese. Perché si sa, lavoriamo per la gloria e per dar lustro ai nostri curriculum (cartacei e digitali).

Ancora, non bisognerebbe chiedere “l’orario di lavoro”. Già, intanto perché dovreste avere altri impegni oltre al lavoro? E se, in effetti, chiedere quando si andrà in ferie a un colloquio di lavoro non è proprio il massimo da un punto di vista di stile, è anche vero che suggerire di non chiedere se si potrà usare il telefono personale, magari per chiamare il figlio o il marito, fa molto fabbrica schiavista. O ancora, si dissuade l’intervistato dal chiedere un riscontro sulla bontà del colloquio. Evidentemente perché dobbiamo fingere di essere anelati come il campione del Real Madrid al centro di un’asta di calciomercato mondiale e non, invece, calati nella tragica realtà italiana. Il più delle volte, si presta il fianco a un modo di intendere il mercato del lavoro anglosassone, nordeuropeo o che comunque non ci appartiene.

L’Italia è un Paese in cui è raro trovare evidenza in un’offerta di lavoro della retribuzione prevista, per non parlare dell’inquadramento contrattuale. La mobilità un eufemismo. Tra le offerte di lavoro si insinuano stage, tirocini formativi o altre soluzioni creative (si vedano le testate giornalistiche che offrono lavori poco o non retribuiti per far prendere il tesserino). La generazione millennial che oggi sbraita per trovare una collocazione degna di un futuro (in un Paese in cui per accedere a un mutuo una coppia di ragazzi deve avere due tempi indeterminati e parecchi soldi da parte o amen) naviga tra le iper-garanzie del passato e l’assoluta mancanza di tutele attuale. E a questa situazione drammatica deve anche aggiungere il sorbirsi Grazia.it che consiglia alle donne l’abbigliamento migliore per il colloquio di lavoro (vi leggerete cose del tipo “per aumentare la sicurezza di voi dovreste osare e indossare qualcosa di diverso dal solito che vi faccia sentire potenti, bastano degli accessori vistosi”), o il Fatto che prende una favoletta virale in cui una tizia in America avrebbe avuto il posto di lavoro perché catturata dalle immagini di videosorveglianza che ballava per il buon esito di un colloquio conoscitivo all’esterno dell’azienda.

Ci propinano una serie di articoletti web Seo-friendly dai titoli come “I 5 errori da non fare” o “Le 5 cose da evitare” e così via, e intanto se sei donna e vuoi diventare mamma puoi anche abbracciarti una croce. Se sei già mamma devi sperare nei nonni. Se sei uscito dai magici 32-35 anni non sei più attraente per Garanzia Giovani o i vari sgravi e incentivi di Governo. E non riesci ad avercela nemmeno col titolare perché, poverino, sul tuo lavoro il cuneo fiscale si aggirava mediamente intorno al 47,9 percento (e il recente taglio non sembrerebbe risolvere del tutto la situazione, nonostante qualcuno tra voi ha davvero visto 100 euro in più di elemosin… aumento in busta paga).

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