Napoli, commercianti in ginocchio per lockdown e coprifuoco

Il centro storico di Napoli è irriconoscibile. All’una di pomeriggio, orario un tempo ‘di punta’, è il deserto. Via i turisti e via i clienti abituali, ai commercianti e ai ristoratori non resta che prendere la decisione più dura: chiudere. Le saracinesche si abbassano una dopo l’altra in seguito all’ultimo Dpcm che stabilisce lo stop di tutte le attività alle 18.

“Provo a resistere fino a domani, ma penso che da lunedì dovrò chiudere quest’attività come ho già chiuso un ristorante”, afferma Maria, titolare della pizzeria ‘La figlia del Presidente’. “Se andiamo avanti così saremo costretti a chiudere anche noi”, dice Maurizio, dell’ ‘Antica Trattoria da Carmine’. Senza turismo, il centro storico è morto. “L’80% degli incassi è andato in fumo”, afferma Titti, della pasticceria Capparelli. I fratelli Nino e Domenico Pecoraro hanno un negozio di souvenir per i turisti: “Gli incassi si sono azzerati: riusciamo a stento a pagare l’affitto del negozio”.

“Non guadagno più di 25 euro al giorno”, testimonia Mattia, che ha una cantina. “Prima del Covid facevo in media 300 coperti al giorno. Ora sono costretto a vendere i gioielli di famiglia per tirare avanti”, dice Enzo della Trattoria e Pizzeria Casa Capasso. A peggiorare il tutto, la Ztl. Polemizzano contro le aree pedonali volute dal Comune Nino Di Costanzo della trattoria ‘I Gerolomini’, insieme ai suoi soci, e Gennaro ed Enzo della Pizzeria Decumani: “E’ stato il colpo di grazia ai nostri affari”. “Spero che non ci sia un nuovo lockdown: in quel caso le cose si metteranno male”, dice il maestro presepiaio Gennaro Di Virgilio.

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