Clan dei Casalesi, bardelliniano pestato e bruciato vivo: arrestati De Luca e Verde

Al delitto avrebbe assistito anche Angela Simonetti (non indagata), moglie del capoclan Luigi Venosa, deceduto nel 2018

S. CIPRIANO D’AVERSA – Pestato, crivellato da proiettili e, ancora vivo, caricato a bordo di una macchina e bruciato: è la barbarie che il 3 febbraio del 1990 ha portato alla morte Torroncino, al secolo Nicola Cioffo. La Dda di Napoli, grazie all’inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Caserta, coordinati dal maggiore Giorgio Guerrini, è riuscita a dare un nome ed un cognome ai presunti autori di quelle violenze. Si tratta di Salvatore Verde, detto Tore ‘a bestia, 52enne di Casapesenna, Corrado De Luca, 53enne di San Cipriano d’Aversa, e il capoclan Luigi Venosa ‘o cucchiere, deceduto nell’agosto del 2018 nel suo letto di casa, nonostante stesse scontando l’ergastolo. Il gip del tribunale di Napoli, su richiesta della Procura di Napoli, ha disposto l’arresto per De Luca e Verde, rispettivamente già in cella a Caltanissetta e Rossano per altre vicende giudiziarie.

A puntellare il lavoro dei carabinieri sono state le numerose dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia. Stando a quanto ricostruito dagli investigatori, Cioffo venne portato presso l’abitazione di Venosa, all’epoca guida dell’omonimo clan. E proprio in quella casa la vittima fu malmenata. Dopo le botte, i killer gli spararono vari copi d’arma da fuoco. Per disfarsi del corpo decisero di caricarlo in una macchina e trasportarlo in località Ciannitiello, zona periferica di Villa Literno. E lì, ancora vivo, lo diedero alle fiamme e “contestualmente finito” con altri colpi di arma da fuoco. All’assassinio di Cioffo avrebbe assistito anche Angela Simonetti (non indagata), moglie di Venosa.
Il raid di morte va ad inserirsi nello scontro tra l’ala bardelliniana, a cui la vittima apparteneva, e quella degli Schiavone.

Recentemente De Luca è stato condannato in primo grado per associazione mafiosa e detenzione illegale di armi: secondo i giudici ha preso in mano le redini del clan dopo il pentimento di Antonio Iovine. Verde, invece, nei giorni scorsi, è stato condannato per estorsione ai danni delle ditte che aveva ottenuto appalti dall’ospedale di Caserta. Ad assisterli sono gli avvocati Raffaele Mascia, Domenico Della Gatta e Romolo Vignola.

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