Coronavirus, per le Regioni 5 i parametri per definire il rischio. Speranza dice no: “Sono 21”

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 06-11-2020 Roma Politica Camera dei Deputati - Informativa urgente del ministro della Salute Roberto Speranza sui dati e i criteri seguiti per la collocazione delle Regioni nelle aree rossa arancione e gialla Nella foto Roberto Speranza Photo Roberto Monaldo / LaPresse 06-11-2020 Rome (Italy) Chamber of Deputies - Information from the Minister of Health Roberto Speranza In the pic Roberto Speranza

ROMA“I parametri che determinano le misure anti-Covid sono 21”. Il ministro della Salute Roberto Speranza – seppur sempre aperto il dialogo – rimanda al mittente la richiesta delle Regioni di modificare gli indicatori che definiscono il rischio contagio nelle regioni italiane. Poche righe che chiudono una giornata dove i governatori hanno bollato i parametri come “inadeguati”, sollecitando tempi rapidi per uscire dalle zone rosse e arancioni.

Secondo la Conferenza delle Regioni si dovrebbe scendere da 21 a 5, concentrandosi sulla percentuale di tamponi positivi, escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il “re-testing” degli stessi soggetti, complessivamente e per macro-setting (territoriale, PS/Ospedale, altro) per mese; Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata Iss (si utilizzeranno due indicatori, basati su data inizio sintomi e data ospedalizzazione 1.1 e 1.2; tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva (codice 49) per pazienti Covid-19; tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per pazienti Covid-19; possibilità di garantire adeguate risorse per contact-tracing, isolamento e quarantena (2.4) Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracing.

Servono “criteri più trasparenti, semplici e aggiornati alla realtà delle singole Regioni”, spiega il vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti, dopo il confronto con gli altri governatori. “Un serio confronto politico tra Governo e Regioni sulle misure da prendere in ogni territorio, che tengano conto della situazione economica e sociale”, aggiunge. Per questo è stato chiesto un incontro urgente che dovrebbe tenersi venerdì, prima della cabina di regia con Speranza e l’Iss.

Nessuna porta dal governo è stata chiusa, certo, ma un conto è semplificare e un altro è ridurre drasticamente i parametri – è il ragionamento -, mettendo a rischio un monitoraggio i cui i frutti si vedranno solo tra qualche giorno. Il pressing, comunque, arriva da più parti. Soprattutto da Lombardia e Piemonte, che vorrebbero il passaggio in zona Arancione tagliando i tempi, ma con le regole imposte dovranno aspettare il 27 novembre (come Calabria, Valle d’Aosta ed Alto Adige).

La riunione dei governatori era stata chiesta dal presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che non aveva mal digerito il cambio di colore da giallo ad arancione. Secondo le attuali regole, la revisione delle misure adottate può essere certamente valutata dopo una settimana, ma i dati del calo devo essere confermati anche nelle due settimane successive.

Il governo intanto è pronto, sulla base dei nuovi dati del monitoraggio, a una nuova stretta. Nel mirino Liguria, che potrebbe diventare zona rossa e anche la Puglia, mentre il Veneto potrebbe tingersi di arancione, con l’ipotesi che nelle stesse province si potrebbe avere un lockdown più leggero. Toscana e Campania, invece, per non essere più ‘Rosse’ dovrebbero aspettare l’11 dicembre.(LaPresse)

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