Geni umani nel feto di una scimmia per aumentare le dimensioni del cervello. I ricercatori: “Conseguenze imprevedibili”

In un esperimento pubblicato sulla rivista scientifica Science, alcuni scienziati hanno unito i geni umani nel feto di una scimmia per aumentarne le dimensioni del cervello. E ha funzionato.

I ricercatori sono quelli del Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics in Germania e del Central Institute for Experimental Animals in Giappone. Hanno introdotto un gene specificamente umano nel feto di una comune scimmia della famiglia dei cebidi, e hanno visto che effettivamente si è verificato un ingrandimento della neocorteccia del cervello.

La neocorteccia è la parte più recente del cervello ad evolversi. Questo involucro esterno costituisce più del 75% del cervello umano ed è l’elemento caratterizzante dell’essere umano, quello che permetto il ragionamento e il linguaggio complesso.

Gli scienziati ritengono che l’evoluzione della neocorteccia sia dovuta ad un particolare gene che appartiene unicamente all’uomo e potrebbe aver dato una spinta al cervello dei nostri antenati e dei loro parenti prossimi ormai estinti, come i Neanderthal o l’uomo di Denisova.

“Abbiamo scoperto che la neocorteccia del cervello di queste piccole scimmie è stata ingrandita e la superficie del cervello piegata”, ha spiegato in un comunicato stampa riportato in Italia dalla rivista Esquire Michael Heide, l’autore principale dello studio. “Anche la sua placca corticale era più spessa del normale.”

Gli scienziati chiamano questi ibridi uomo-scimmia “primati non umani transgenici”. E naturalmente questi esperimenti sui primati stanno sollevando molti interrogativi etici, anche se per il momento i ricercatori hanno limitato il loro studio a feti di scimmia portati fuori dal taglio cesareo dopo essere cresciuti per 100 giorni. Consentire all’esperimento di superare la fase fetale e di far nascere le scimmie portatrici di geni umani “sarebbe irresponsabile”, ha specificato nel comunicato stampa il coautore dello studio Wieland Huttner.

“Abbiamo limitato le nostre analisi ai feti di Cebidi perché avevamo previsto che questo gene avrebbe influenzato lo sviluppo della loro neocorteccia e alla luce di potenziali conseguenze per noi imprevedibili studieremo gli effetti sul feto prima di farlo nascere”.

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