Anzio violenta, proiettile in busta per la consigliera Giannino

Intimidazione per l'esponente del Pd. La lettera recapitata questa mattina all'ufficio protocollo del Comune

Una busta recapitata all’ufficio protocollo del comune di Anzio con all’interno un proiettile: destinataria della minaccia è Lina Giannino, consigliera comunale del Partito democratico. La donna, ieri pomeriggio, è stata ascoltata dagli agenti del locale commissariato. Sarà la polizia ad indagare sull’episodio. Dire adesso se ci sia o meno la criminalità organizzata dietro l’intimidazione alla dem non è possibile. E’ certo, invece, che uomini legati al clan dei Casalesi negli anni scorsi hanno avuto rapporti con personaggi del litorale laziale. Definire la natura di quelle relazioni sarà compito dell’Antimafia. E gli investigatori potranno contare su Mario Iavarazzo, dallo scorso dicembre collaboratore di giustizia. Il pentito, per diverso tempo cassiere della cosca di Casal di Principe, con Raffaele Letizia, uomo del boss Nicola Schiavone, aveva messo radici sulla costa romana prima di essere arrestato nuovamente.

L’episodio è stato commentato con preoccupazione da Franco Mirabelli, senatore del Partito Democratico e membro della commissione parlamentare Antimafia: “Il Pd è vicino a Lina Giannino, consigliera comunale ad Anzio nuovamente minacciata per la sua attività di contrasto alle mafie. Siamo sempre più preoccupati perché queste nuove minacce sono l’ulteriore conferma che non solo la mafia ad Anzio c’è, come del resto testimoniato dalle inchieste e dalle sentenze, ma agisce con arroganza e prepotenza condizionando la vita della città e, secondo l’ultima relazione dell’Antimafia laziale, dell’amministrazione. Il Pd si impegna in ogni ambito a sostenere chi in un contesto tanto difficile si batte per liberare il litorale dalle mafie. Come già fatto in passato torneremo in Parlamento, per fare in modo che la commissione Antimafia si occupi del tema e chieda al Prefetto di aprire una procedura di accesso in quel comune”.

Raffaele Letizia

Le frequentazioni di Iavarazzo e Letizia con personaggi di Anzio erano già emerse in un’indagine sull’affare ‘cartelloni’, condotta dal pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli Fabrizio Vanorio. Vicenda che era stata riportata da Cronache lo scorso 14 novembre in un articolo che la Giannino ed altri cittadini avevano condiviso sulle loro pagine social.

Tra l’altro nei giorni scorsi l’articolo era finito al centro di polemiche tra esponenti politici locali. In esso, infatti, si faceva riferimento al fatto che tra i contatti di Letizia in città accertati dagli investigatori spuntava il nome di Ernesto Parziale, marito dell’assessore Valentina Salsedo, e di Roberto Madonna (tutti estranei all’inchiesta che ha portato a processo l’uomo degli Schiavone e non coinvolti in indagini collegate ad organizzazioni mafiose). L’articolo aveva innescato la reazione indignata di alcuni esponenti della maggioranza, che avevano etichettato il suo contenuto come “infamante”, “non vero”, finalizzato ad un attacco politico orchestrato ad arte. Ma queste circostanze erano emerse nel provvedimento di custodia cautelare a carico di Raffaele Letizia, come risulta evidente dallo stralcio dell’ordinanza che pubblichiamo. Naturalmente le polemiche scaturite dalla pubblicazione dell’articolo non sono in alcun modo collegate al vile atto intimidatorio del quale la Giannino è stata vittima, ma è evidente che in questo periodo la scena politica locale sia attraversata da una certa tensione.

Il passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare a carico di Letizia nel quale si fa riferimento ai contatti con Ernesto Parziale annotati dai carabinieri di Anzio

L’indagine (sulle presunte ingerenze della mafia nel business della pubblicità) si è dipanata in due filoni. Il primo si è concluso questa settimana e riguarda gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato e di patteggiare. Hanno incassato condanne con l’esclusione dell’aggravante mafiosa. Il secondo, dove è coinvolto Letizia, è in fase dibattimentale e prenderà il via a dicembre dinanzi al tribunale di Napoli Nord.

Giannino era già stata vittima di intimidazioni: nel 2018 comparvero scritte ingiuriose sui muri della città e il giorno successivo alle Comunali vennero bucate le auto della sua vettura.

Due anni fa anche Marina Inches, all’epoca segretaria generale del Comune, ricevette una busta con all’interno un proiettile e un foglio con sopra scritto ‘stai zitta’.

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