Grillini senza vergogna, adesso flirtano pure con Berlusconi

Luigi Di Maio tende la mano a Silvio Berlusconi
Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 02-05-2018 Roma Politica Luigi Di Maio ospite di Porta a Porta Nella foto Luigi Di Maio Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 02-05-2018 Roma (Italy) Politic Luigi Di Maio guest for "Porta a Porta" In the pic Luigi Di Maio Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 02-05-2018 Roma Politica Luigi Di Maio ospite di Porta a Porta Nella foto Luigi Di Maio Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 02-05-2018 Roma (Italy) Politic Luigi Di Maio guest for "Porta a Porta" In the pic Luigi Di Maio

E adesso va a finire che lo fanno pure santo. Dopo averlo chiamato per anni “psiconano“, “mafioso“, “frequentatore di prostitute minorenni” e chi più ne ha più ne metta, i grillini aprono le braccia a Silvio Berlusconi. E’ da urlo (di terrore) l’intervista a Luigi Di Maio pubblicata oggi dal Corriere della Sera. Il ministro degli Esteri, incalzato dal giornalista sul dialogo in corso con Silviuccio, non smentisce mai. Anzi, inghirlanda il capo del biscione elogiando il “grande senso di responsabilità verso le istituzioni” mostrato in questo periodo da Forza Italia e chiarendo che “va benissimo il dialogo all’interno del perimetro tracciato dal presidente Mattarella“.

Persino Gianni Letta, ormai, deve avere l’aureola, se a domanda precisa sui contatti con lui Di Maio risponde: “Esistono le persone, i valori umani, e li preferisco di gran lunga alle etichette. In Forza Italia come nel Pd, nella Lega e in Fratelli d’Italia ci sono persone con cui dialogo”. E non è finita. Già che c’è tende il calumet della pace pure a Matteo Salvini (“l’obiettivo deve essere coinvolgere tutti in un clima costruttivo”) e sventola addirittura davanti agli occhi degli ex nemici l’eventualità di un coinvolgimento in un rimpasto futuribile. “Ma ci sarà?”, gli chiede il malizioso cronista. E lui non si sbilancia: “Secondo me (…) parlare di questo oggi è un insulto a migliaia di famiglie e lavoratori”.

Insomma, “o Franza o Spagna, purché se magna”. Ma già alla vigilia della pubblicazione di questa nuova bolla papale i grillini hanno messo in scena la solita commedia. Il Che Guevara dei poveri Alessandro Di Battista ha finto indignazione: “Moltissimi esponenti del Pd – ha scritto su Facebook – non si limitano al loro proverbiale ed ipocrita silenzio di fronte a conclamati episodi di malaffare come quelli che travolgono, ciclicamente, Forza Italia. No, cercano in ogni modo di riabilitare il berlusconismo… Tendono la mano a FI, parlano di “ascoltare le idee dell’opposizione”. Ma di quali idee stiamo parlando? Del Lodo Alfano? Del legittimo impedimento? Delle leggi ad-personam? Delle intermediazioni di Dell’Utri tra B. e Stefano Bontate, boss della mafia palermitana? Di quali idee parlano? Dei conflitti di interesse? Della legge Gasparri? Di Ruby nipote di Mubarak? Delle mazzette di Galan? Delle case di Scajola? Della corruzione di Previti? Delle fughe di Matacena? Del favoreggiamento di Cuffaro? Delle carte di credito di Minzolini? Della corruzione di Alemanno? Della galera di Verdini? Dei falsi in atto pubblico di Scopelliti? Delle frodi fiscali di Berlusconi? Dei baciamano a Gheddafi prima del tradimento?”.

Di Battista è lo stesso che prima dell’alleanza con la Lega diceva: “Se dovesse esserci un’alleanza con chi si è reso responsabile della rovina del nostro Paese, lascerò il Movimento 5 Stelle”. Ne è passata di acqua sotto i ponti. Con la benedizione di Beppe Grillo i pentastellati si sono alleati con il Carroccio, con il Pd, con Renzi e adesso flirtano pure con Forza Italia. E Di Battista è ancora lì.

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