Il governo dei peggiori

Quando Beppe Grillo cavalcava ancora la rabbia degli italiani contro i vecchi partiti ci faceva sognare un sistema di selezione della classe politica basato sulla competenza. Sembrava che avesse già bell’e pronta una squadra di governo fatta di accademici, scienziati ed esperti in ogni settore.

Poi è arrivato il più brusco dei risvegli. Un ex steward in servizio allo stadio San Paolo con evidenti problemi di conoscenza della grammatica italiana è diventato vicepremier e ministro del Lavoro, grazie all’alleanza con un vecchio partito: la Lega.

Quando poi si è presentata l’esigenza di formare un nuovo governo con un’altra ramificazione della “casta”, il Pd, quello stesso ex steward è diventato ministro degli Esteri. Come se in tutta la Penisola non ci fossero altre personalità degne di partecipare al Consiglio dei Ministri.

C’è da dire che Luigi Di Maio ce l’ha messa proprio tutta per dimostrare di essere all’altezza del compito. Nessuno dei precedenti governi italiani ha potuto vantare un titolare del dicastero delle Relazioni internazionali convinto che Augusto Pinochet fosse un dittatore venezuelano e che sia esistito un presidente cinese di nome “Ping”.

Nel corso dei mesi, poi, abbiamo assistito a ben altre scene che ci hanno fatto dubitare seriamente dell’efficacia delle procedure di distillazione dell’élite pentastellata. Si va dal “sarò breve e circonciso” dell’onorevole Davide Tripiedi alla solidarietà al popolo libico per la tragedia di Beirut espressa dal sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano e dalla senatrice Elisa Pirro.

Ultima in ordine di tempo è la formidabile performance dell’ex ministro dei Trasporti Danilo Toninelli il quale, interrogato dalle Iene, non è stato in grado di indicare l’anno della scoperta dell’America, al quale ci si riferisce per indicare il passaggio dal Medioevo all’Età Moderna.

Ma chi rappresenta le istituzioni non può limitarsi a dare sfoggio di cultura. Deve mostrare anche una certa sobrietà. Lo sa bene (anche se purtroppo lo ha imparato troppo tardi) Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare Antimafia, il quale resterà negli annali per aver espresso perplessità sul fatto che chi ha un tumore possa candidarsi a ricoprire un incarico istituzionale.

Qualcuno ha detto che l’ignoranza è la mancanza di conoscenza, di esperienza, di informazione o di educazione. La creatura di Beppe Grillo e Casaleggio è stata in grado di forgiare una nuova generazione di politici che incarna tutti i termini della definizione.

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