Irpinia, una ferita lunga 40 anni

NAPOLI – Novanta secondi di ‘ribellione’. Poi la macerie, le urla, le lacrime. Erano le 19,34 del 23 novembre, una domenica sera come tante altre. “Eravamo ad una festa organizzata a casa di amici, a Poggioreale. Avevamo messo su un po’ di musica. Volevamo svagarci prima di tornare a casa. All’epoca non potevamo mica tornare tardi. D’un tratto vedemmo i ‘grandi’ correre via il più lontano possibile dalle case. Non capivamo il motivo: noi ballavamo, non immaginavamo che lo stesse facendo anche la terra”. E’ solo una delle tante testimonianze di quei 90 secondi che cambiarono per sempre la storia dell’Irpinia, della Campania e della Lucania. Sono trascorsi 40 anni dal terremoto, ma la ferita è ancora aperta.

I novanta secondi che hanno cambiato la Campania

La scossa delle 19,34 durò 90 secondi. Un tempo infinito che seminò distruzione e morte nel raggio di 17mila chilometri quadrati. Fu nel cuore della notte che si ebbe un primo quadro della situazione con i primi drammatici bollettini: magnitudo 6.5, quasi 3mila vite spazzate via, 9mila feriti, 280mila sfollati. Un quadro nefasto. Tre generazioni sconvolte per sempre, segnate da un destino atroce: sopravvivere anzitempo ai propri cari. Convivere con la rabbia dentro per il ritardo dei soccorsi e con il rimorso per non aver potuto fare nulla per salvarli.

La conta dei danni

Furono tre le province maggiormente colpite dal sisma: Avellino, Salerno e Potenza. Anche Napoli mostrò tutta la sua fragilità: il crollo di una palazzina in via Stadera provocò 52 morti. Risultò letale la combinazione del patrimonio edilizio già fatiscente e il ritardo della macchina dei soccorsi. Due fattori che misero in ginocchio il capoluogo e il suo hinterland. Nei giorni successivi il bilancio divenne sempre più chiaro. Ma la vita faceva fatica a riprendere: “Avevamo un bicchiere pieno fino all’orlo su ogni mobile. Alla prima goccia che veniva giù, scappavamo in strada. Lo abbiamo fatto per oltre un mese”. Una pagina nera per il Paese alla quale fece seguito il capitolo buio della ricostruzione e della macroscopica speculazione edilizia.

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