L’ex braccio destro del boss apre un profilo social dalla località protetta

Salvatore Tamburrino era un uomo di Marco Di Lauro. Sparò all’ex moglie e la uccise davanti ai figli, poi per salvarsi dalla galera rivelò il nascondiglio del capoclan

Salvatore Tamburrino, ex braccio destro del boss Marco Di Lauro
Salvatore Tamburrino, ex braccio destro del boss Marco Di Lauro

Lontano da Secondigliano, da Napoli e dalla Campania. La sua vita è cambiata. E’ altrove. Parliamo di Salvatore Tamburrino, l’ex braccio destro di Marco Di Lauro, il superlatitante del Rione dei Fiori che fu catturato proprio grazie alle rivelazioni del 43enne, che si consegnò alla polizia nello studio del suo avvocato subito dopo aver sparato e ucciso l’ex moglie Norina nell’abitazione dei genitori della donna a Melito, decidendo di intraprendere la strada della collaborazione con la giustizia. Un’altra vita, dicevamo. Ma evidentemente il richiamo di quella vecchia è stato forte.

I profili social con il proprio nome

A nome di Salvatore Tamburrino, con tanto di foto, ci sono tre profili aggiornati sui social network. Ci sono commenti, fotografie e story. Sono profili social ‘vivi’, ovvero attivi. Ma un collaboratore di giustizia può avere uno o più profili social? Non potrebbe. Ma cosa posta? Per lo più frasi a sfondo religioso o richieste di perdono più o meno velate (“Ti prego, abbracciami Gesù, C’è troppo freddo senza di te” oppure “Ovunque sei, in qualunque cielo stai volando in questo momento, sappi che mi manchi intensamente”). Sì, perché l’ex moglie, Norina Matuozzo, la uccise davanti agli occhi dei suoceri e mentre in casa c’erano i figli.

Il blitz dopo la “soffiata”

Il 2 marzo del 2019 le vite di tante persone cambiarono nello stesso momento. Quella di Tamburrino, che uccise la madre dei suoi figli. Quella dei bambini che, insieme ai nonni furono trasferiti in località protetta come previsto la programma per i familiari dei collaboratori di giustizia. Cambiò la vita di Marco Di Lauro. Le forze dell’ordine fecero irruzione all’interno di un appartamento dimesso in via Emilio Scaglione in cui erano sicuri si trovasse il ricercato numero uno. Quel covo fu scoperto grazie a Salvatore Tamburrino, fino ad allora custode e filtro della sua latitanza. L’unico in grado di rivelare quel nascondiglio.

La condanna all’ergastolo per l’omicidio della ex moglie

Attorno al ras di Secondigliano c’era una rete di affiliati che vegliava su di lui, un filtro a trame fittissime. Paradossale che quel filtro, fatto di passaparola, pizzini e frasi in codice, non gli abbia consentito di venire a sapere in tempo che a qualche chilometro da Chiaiano, in via Papa Giovanni XXIII a Melito, una donna era stata uccisa a colpi di pistola dal suo ex marito. Quella donna di 37 anni si chiamava Norina Matuozzo e l’ex marito era il suo braccio destro, Salvatore Tamburrino. “Non volevo uccidere Norina, chiedo perdono a tutti”. Così disse quando il gip del tribunale di Napoli Nord Barbara Del Pizzo lesse il dispositivo di sentenza. Per quel delitto Tamburrino è stato condannato all’ergastolo.

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