Il fratello di Tina Rispoli sanzionato per assembramenti in un circolo

E' la vedova del boss Gaetano Marino, ucciso a Terracina in un agguato. Oggi è sposata con il cantante neomelodico Tony Colombo.

A voler ripercorrere topograficamente i luoghi in cui si è combattuta la faida tra Di Lauro e scissionisti, piazza Zanardelli è uno dei punti chiave, teatro di numerosi omicidi, tra cui quello di Lucio De Lucia, padre di Ugo, l’uomo che sta scontando l’ergastolo per l’omicidio dell’innocente Gelsomina Verde. Piazza Zanardelli è una zona che si trova nel cuore della roccaforte del clan Di Lauro ed è lì che i poliziotti si sono soffermati. Gli agenti del commissariato di Secondigliano, durante verifiche effettuate all’interno di alcuni esercizi commerciali, hanno sanzionato il titolare e i due dipendenti di un bar in via Monte Faito poiché privi dell’attestato relativo alle condizioni di sicurezza e igiene alimentare.

Poi, dal rione Berlingieri, si sono spostati nei pressi del rione dei Fiori. Per la precisione in un circolo ricreativo in piazza Zanardelli che si trova proprio nel cuore della roccaforte della cosca del Terzo Mondo. Lì, in quel circolo, undici persone sono state sorprese mentre erano intente a giocare a carte. Inevitabili sono scattate le sanzioni per inottemperanza alle misure anti Covid-19. Secondo step è stato quello di intimare al titolare l’immediata sospensione dell’attività. Ma non è tutto. Dopo avere controllato i documenti, gli agenti si sono resi conto che uno dei soggetti presenti nel circolo era un ‘volto noto’.

Per la precisione uno dei fratelli di Tina Rispoli, l’attuale moglie del cantante neomelodico Tony Colombo, nonché vedova del boss degli scissionisti Gaetano Marino. Per molti quello tra Tony e Tina è stato il matrimonio evento del 2019, per altri, invece, l’ennesima dimostrazione di cattivo gusto che non ha fatto altro che gettare fango su Napoli. Eppure, nonostante le polemiche che la circondano, Immacolata Rispoli, non era sembrata preoccuparsi di quello che le accadeva intorno. In fin dei conti, la 44enne non è stata costretta a misurarsi con l’opinione della gente anche altre volte.

Era già accaduto in passato che il suo nome e quello dei suoi familiari finisse sotto i riflettori. Il motivo è che Tina, come in molti la chiamano a Secondigliano, suo quartiere di origine, non è un personaggio qualunque. Suo padre Nicola, detto ‘’o boxer’, era persona nota negli ambienti ‘border line’ della periferia nord così come i suoi fratelli, Vincenzo e Raffaele, anche loro noti con l’alias del genitore. I due, infatti, finirono nel mirino delle forze dell’ordine che indagavano sull’organizzazione criminale di Paolo Di Lauro, il superboss del rione dei Fiori.

Il motivo era che nel 2001 i fratelli Rispoli furono fermati e controllati all’interno di un circolo di Secondigliano mentre si intrattenevano con personaggi del calibro di Cesare Pagano, Rito Calzone, Salvatore Tamburrino e Lucio Carriola, quattro soggetti che sarebbero stati, di lì a tre anni, tra i protagonisti della prima faida. All’epoca non si erano ancora rotti gli equilibri e i Di Lauro erano una delle organizzazioni criminali più agguerrite dell’area nord e di cui faceva parte anche Gaetano Marino. Tina l’aveva conosciuto qualche anno prima quando era ancora un ras in ascesa e, insieme al fratello Gennaro, avevano ottenuto, per volere di Paolo Di Lauro in persona, il controllo delle ‘Case Celesti’ di via Limitone ad Arzano.

Un ‘premio’, secondo molti, per l’impegno che i due fratelli Marino avevano mostrato nello scontro con i Puca di Sant’Antimo. Una guerra violentissima che costò cara al marito di Tina. Una notte, infatti, un ‘commando’ partì da Secondigliano con l’intenzione di compiere un attentato contro la villa in cui abitano i boss rivali. Il piano era di piazzare una bomba che lo stesso Gaetano Marino aveva costruito in casa. Quando il ras però si avvicinò alla recinzione dell’abitazione qualcosa andò storto. In molti parlano di un tentennamento quando si accorse che nella villa c’erano anche dei bambini, altri invece che le sentinelle dei Puca lo avessero scoperto prima di poter piazzare l’ordigno.

In ogni modo sia andata, quello che è certo è che, in pochi istanti, nacque un conflitto a fuoco. Una delle pallottole raggiunse l’ordigno che Marino aveva ancora in mano facendolo detonare. Il boss riportò ferite talmente gravi che i nemici, passandogli accanto, decisero di non sparargli nemmeno il colpo di grazia credendolo già morto. Marino però sopravvisse, anche se la deflagrazione lo privò di entrambe le mani. A prendersi cura di lui, oltre a Tina, c’era un maggiordomo, lo stesso che era con lui, qualche anno dopo, quando i carabinieri lo arrestarono in un albergo della costiera. Fu lì infatti che Marino si era nascosto per sfuggire alla vendetta dei Di Lauro dopo lo scoppio della faida. La sua famiglia, infatti, aveva deciso di appoggiare i ribelli di Raffaele Amato e Cesare Pagano. Una decisione che, conclusa vittoriosamente la guerra, gli permise di mantenere il controllo delle ‘Case Celesti’.

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