“Tamburrino mi chiamò e disse: ho ammazzato tua sorella Norina”

Il racconto di Elda Matuozzo: in casa c’era anche mio figlio di 3 anni e mezzo. Il caso dei profili social del collaboratore di giustizia, la ragazza: “Indignati, ma non stupiti. E’ capace di tutto”

NAPOLI “Proviamo indignazione, ma non siamo sorpresi. Sappiamo benissimo che quella persona è capace di qualsiasi cosa”. E’ questo il commento di Elda Matuozzo, sorella di Norina, la 37enne ex moglie di Salvatore Tamburrino che fu ammazzata a colpi di pistola dal 43enne la mattina del 2 marzo 2019. Il commento di Elda fa riferimento alla recente scoperta del fatto che Tamburrino, ex braccio destro del boss Marco Di Lauro ed oggi collaboratore di giustizia, avrebbe aperto tre profili social su almeno due piattaforme (Instagram e Facebook) e uno Telegram di messaggistica. La notizia ha generato un polverone, ma ha anche dato la stura all’apertura di un fascicolo d’indagine da parte dei carabinieri. Nel giro di tre giorni, tuttavia, quegli stessi account sono stati rimossi o modificati. Ai fini dell’indagine cambia poco. “Due sono le cose – aggiunge Elda Matuozzo – o c’è chi comunica per suo conto, anche se poi bisognerebbe capire come fa lui a dire a qualcun altro cosa scrivere o che immagine pubblicare; oppure – e questa è un’ipotesi ben più surreale – potrebbe essere in possesso di un telefono”.

amburrino, anche dopo la detenzione, ha cercato di mantenere i contatti con la famiglia Matuozzo. “Abbiamo saputo che è dimagrito moltissimo – dice Elda che poi prende una pausa e aggiunge – Tamburrino non è il quasi ‘eroe’ che ha fatto arrestare Marco Di Lauro, ma un uxoricida che, dopo essersi consegnato, ha giocato il suo jolly ed ha rivelato il nascondiglio del secondo latitante più ricercato. Nella sua testa aveva un piano preordinato per cercare di mitigare la sua pena. In un certo senso ha usato l’arresto di Di Lauro per il suo tornaconto”. La morte di Norina con la camorra non c’entra. Norina è una donna che è stata uccisa a colpi di pistola dal padre dei suoi figli. “Io credo nella magistratura, ma spero che gli inquirenti non facciano l’errore di sottovalutarlo – continua – E’ capitato anche a noi di commettere quest’errore e stiamo scontando un ergastolo interiore”.

Salvatore Tamburrino, ex braccio destro del boss Marco Di Lauro
Salvatore Tamburrino, ex braccio destro del boss Marco Di Lauro

Salvatore Tamburrino continua a mandare lettere dal carcere come già aveva fatto subito dopo l’omicidio. “In quelle lettere parlava di mia sorella, scriveva che Norina era viva, sostituiva il suo nome con quello della Madonna, fingendosi quasi pazzo” dice Elda, che poi racconta il ‘suo’ 2 marzo. “Quella mattina avevo lasciato mio figlio di tre anni e mezzo a casa dei miei genitori e uscii per fare delle commissioni. Lui mi aveva chiamata dicendo che sarebbe passato e dicendo che successivamente sarebbe andato fuori Napoli perché, aggiunse ‘sto facendo brutti pensieri’”. Le telefonò prima e subito dopo il delitto. Elda fu la prima persona che venne a sapere cosa fosse accaduto a casa dei genitori. “Mi chiamò dopo l’omicidio e mi disse ‘ho fatto un guaio, ho ucciso tua sorella’. Io attaccai il telefono e cercai di contattare la mia famiglia, così ebbi la conferma che Norina non c’era più”. Elda parla di Tamburrino con dolore, ma anche con delusione. Perché erano amici. “Per me era una persona di famiglia, era come un fratello. Spesso litigava con Norina e mi contattava, così facevo di tutto per intercedere e per farli tornare insieme. Mia sorella lo amava. Lui è cresciuto in una famiglia violenta e pensavo che i suoi atteggiamenti fossero lo specchio di quello che aveva visto, un’emulazione inconscia. Volevo cambiarlo, cercavo di capirlo. Sono stata tradita”. Elda conosce Salvatore Tamburrino e ritiene che possa avere ordito una strategia. “Ricordo che, durante un colloquio, furono sequestrati due pizzini che erano stati consegnati alla madre. All’interno di quei fogliettini quasi sembrava si dettassero delle linee su un comportamento da tenere. Cercando una sorta di coerenza con quello che era il comportamento che stava adottando”. Elda ipotizza che in quei pizzini c’era lo stesso tono usato nelle lettere inviate alla famiglia. Intanto l’indagine sulla presenza social del collaboratore di giustizia va avanti. Le forze dell’ordine stanno raccogliendo elementi. “Il processo sull’omicidio di mia sorella è un femminicidio, qualcosa di avulso dalla camorra, di diverso”.

“La natura delle persone esibisce la propria essenza, si può mascherare, fingere in qualsiasi modo per fare sotterfugi con l’intento di ottenere chissà quale ‘garanzia’ dallo Stato… si deve essere proprio meschini solo a pensare di ricevere un premio dopo aver ammazzato la madre dei propri figli”. Così dalla pagina social dedicata alla memoria di Norina Matuozzo. “La malvagità crea piani, è vero, ma non infallibili. A quanto pare nulla sfugge all’occhio della legge. Oggi a gran voce chiediamo che giustizia sia fatta per sempre. Non dovrebbero esserci benefici per chi uccide, indipendentemente dal fatto che si collabori con la giustizia o no. D’altronde la legge dovrebbe essere uguale per tutti, senza eccezioni”.

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