Rivolta dei negozi di vicinato contro il Black Friday

"Noi esistiamo. Non siamo fantasmi. Chiediamo risarcimenti, equi e proporzionati alle perdite. Perché senza di noi la nostra città diventerà buia e insicura"

Foto LaPresse - Jennifer Lorenzini

FIRENZE – Rivolta dei negozi di vicinato contro il Black Friday. “Noi esistiamo. Non siamo fantasmi. Chiediamo risarcimenti, equi e proporzionati alle perdite. Perché senza di noi la nostra città diventerà buia e insicura”. Così Commercianti Uniti Firenze, gruppo che riunisce alcuni centri commerciali naturali, spiega la protesta che partirà domani e andrà avanti fino a lunedì 30 novembre. Cinque giorni di mobilitazione che cadono proprio, e non a caso, nella settimana del Black Friday, il venerdì di sconti che, secondo Commercianti Uniti Firenze, arricchisce solo le multinazionali dell’e-commerce.

Fuori dalle vetrine e sui bandoni i commercianti delle strade che hanno aderito all’iniziativa esporranno cartelli con scritto “Esistiamo”. Lunedì alle ore 12 il flash mob davanti alla Camera di commercio di Firenze, in piazza Mentana. Aderiscono alla protesta i centri commerciali naturali di Borgo La Croce, via Gioberti, via de’ Neri, via Cavour, via dell’Oriuolo, Centostelle, Le Cure con via Boccaccio e via Firenzuola, via Guicciardini, piazza Pitti, piazza dei Rossi, piazza Santa Felicita, Ponte Vecchio, via Carlo del Prete, piazza Dalmazia, piazza Pier Vettori, le botteghe di Porta Romana, gli artigiani di Borgo Ss. Apostoli,via Giampaolo Orsini, via Datini, via Doni, San Jacopino.

“In centro ci sono commercianti chiusi da marzo perché non ci sono turisti. Ci sono anche gli artigiani dimenticati dalle istituzioni e negozi rionali e di quartiere che si domandano perché certe categorie sono state costrette alla chiusura e altre no”, afferma Monica Coppoli, presidente del centro commerciale naturale di Borgo La Croce e portavoce del gruppo Commercianti Uniti Firenze. “Il Covid purtroppo ha mietuto tante vittime, ma in questo momento siamo vittime anche noi di questo sistema così caotico – aggiunge Monica Coppoli – Come vittime chiediamo di poter parlare con le istituzioni per risolvere al più presto questa situazione. Tutti gli esercizi commerciali hanno perso un anno di lavoro tra chiusure e aperture a singhiozzo. Abbiamo rimanenze di magazzino, fornitori da pagare, dipendenti, affitti e poi le tasse. Noi vogliamo pagare tutto, fino all’ultimo centesimo, ma devono metterci in condizione di farlo. I risarcimenti devono essere equi e proporzionati alle nostre attività e alle nostre perdite”.

(LaPresse)

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