Diego Moreno: “Napoli e Buenos Aires connesse attraverso le mie forme-canzoni”

Esce oggi il video di “Da te o verso il mare”

NAPOLI – E’ online oggi il video di “Da te o verso il mare”, ottava traccia estratta dal nuovo album di inediti “Singoli” del compositore, cantante e chitarrista argentino ma napoletano d’adozione, Diego Moreno (in foto). Una tematica forte quella affrontata in questa che l’autore definisce, come tutte le altre da lui scritte, forma-canzone: il “tempo” e il suo l’inesorabile passaggio. Anziché arrendersi allo scorrere del tempo, la canzone esorta alla possibilità di scegliere di poter rallentare e vivere il “qui ed ora”per poter valorizzare le cose semplici, le cose quotidiane, a cui spesso non badiamo.

La forza della semplicità trasmessa da Moreno attraverso la sua musica ha conquistato migliaia di ascoltatori in tutto il mondo. Dal Kazakistan al Bangladesh, dal Guatemala alla Yugoslavia, le note di questo musicista raffinato hanno superato i confini italiani raggiungendo un pubblico vasto per etnia e cultura. Per questo il video di “Da te o verso il mare [Live in Studio]”, diretto dal bravissimo regista e videomaker Antonio Di Giacinto (in arte RedRibbon), è un omaggio che l’artista sceglie di fare ai propri fan che, dal tutto il mondo, sostengono costantemente la sua musica e la sua arte. Un video semplice quanto efficace che, realizzato nello studio di registrazione Flex studio, vede l’artista nel suo elemento: la musica dal vivo.

Prodotto da Roy Tarrant, “Singoli” nasce dall’idea di creare 12 tracce che esplorano tematiche all’apparenza semplici, ma fondamentali quali l’amore, l’empatia, il ricordo e la fantasia. Composto da Diego Lemmi Moreno e Gaia Eleonora Cipollaro con la produzione artistica di Salvio Vassallo, “Singoli” esprime anche l’amore verso due paesi e due tradizioni cari all’artista: quella argentinae quella italiana.

Diego, parlaci di ‘Singoli’: cosa ha significato per te la realizzazione di questo album?

‘Singoli’ è un disco eclettico, che non ha una precisa uniformità sonora, ma che trova il suo ‘fil rouge’ nel mio modo personalissimo di raccontare. La cosa più bella in questi mesi sono stati i messaggi arrivati da ogni parte del mondo da parte di persone che hanno gradito il mio progetto e aspettavano l’uscita dell’album completo. Ed è anche per questo che a breve, i primi di dicembre, vedrà la luce lo stesso progetto, con un plus di altri 5 brani, ma questa volta in lingua spagnola. Un modo per arrivare in maniera più diretta a tutti i fan sparsi per il mondo: lo spagnolo ha una sonorità internazionale che emoziona, e questo mi fa sorridere.

Il tuo modo di comporre musica si rifà a quella che chiami la ‘forma-canzone’. Spiegaci meglio.

E’ quella canzone capace, anche se in pochi minuti, di raccontare una storia che non è semplice o scontata. Penso ad esempio a ‘Vecchio Frac’ di Modugno o alle canzoni di Battisti: veri e propri viaggi in musica. Quel che cerco di fare anche io tramite i miei brani.

Diego, da sempre ti descrivi come una sorta di ‘ponte’, di collegamento tra l’Argentina, il tuo paese d’origine, e Napoli, la città che ti ha ‘adottato’. Un link alla base di “Tango Scugnizzo”, il tuo disco del 2008 che si è aggiudicato nel 2014 il Premio Masaniello e nel 2020 il Premio Nicolardi.

Quando mi chiedono come mai tra tante città abbia scelto Napoli, rispondo che non sono stato io a scegliere: è Napoli che ha scelto me. Andavo verso Roma, mi sono fermato qui 30 anni fa e non me ne sono più andato. La città mi ha accolto facendomi sentire a casa. Ho vissuto a lungo a Pozzuoli, pertanto l’amore per la zona flegrea è immenso. Da quando sono qui ho assunto come mio ruolo quello di collegamento tra Buenos Aires e Napoli. Quando vado in Argentina racconto della mia napoletanità acquisita, così come qui parlo della mia Argentina. Sono molto fiero di “Tango Scugnizzo”, e appena sarà possibile mi piacerebbe girare un docufilm tratto dal cd che forse si chiamerà ‘Napolintango’. Le idee ci sono: speriamo innanzitutto di tornare presto a esibirci live, che è il senso di tutto per noi artisti.

Sei argentino e sei anche, nel cuore, napoletano: proprio come Diego Armando Maradona. Cosa significa per te la scomparsa del dio del calcio, così amato dagli stessi popoli a cui tu sei così legato?

La tristezza è grande, da argentino e napoletano. Ho incontrato Maradona nel 1991, ci eravamo ripromessi di fare una cena a casa sua in Argentina, ma non è stato possibile. Sono diventato grande amico di Diego Junior, di cui seguo con apprensione i miglioramenti fisici (positivo al coronavirus, è ricoverato al Cotugno, nd). Tutto questo fa sì che il dolore sia ancor più profondo. Siamo rimasti orfani del dio del pallone, il più grande di tutti. Ha fatto cose che nessuno potrà fare, e regalato gioie immense a milioni di persone: questo è impagabile.

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