Centrodestra, Meloni: “L’obiettivo della maggioranza era spaccarci, non ci sono riusciti”

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse 26-11-2020 Roma, Italia Politica Senato - conferenza stampa centro destra Nella foto: Matteo Salvini Lega e Giorgia Meloni FdI durante la conferenza stampa congiunta dei partiti del centro destra Photo Mauro Scrobogna /LaPresse November 26, 2020  Rome, Italy Politics Senate - press conference center right In the photo: Matteo Salvini Lega and Giorgia Meloni FdI during the joint press conference of the center-right parties

ROMA – “Se i media mainstream, il governo, il Pd ci tengono tanto a raccontare la storia di un Berlusconi vincente e di Salvini e Meloni all’angolo, facciano pure. Peccato che la realtà sia un’altra”. A dirlo, in un’intervista al Corriere della Sera, è la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. “Il centrodestra – spiega – ha votato insieme sì ai primi due scostamenti di Bilancio per 80 miliardi. Poi, avendo il governo dilapidato queste enormi risorse senza mai chiederci nulla e senza considerare affatto le nostre proposte, alla terza richiesta ci siamo astenuti. Non ci siamo arresi e abbiamo continuato a dare il nostro contributo. Ma al governo – per coprire una debolezza drammatica – serviva dividerci. Serviva, soprattutto al Pd, trattare solo con una parte del centrodestra, Forza Italia, anche per dare un avvertimento ai Cinque Stelle”. Ma Forza Italia ha trattato? “No guardi, hanno fatto esattamente quello che abbiamo fatto noi di FdI: elaborato e presentato al governo proposte. Alla fine noi tre leader abbiamo messo tutto per iscritto pretendendo risposte chiare. Quando sono arrivate, con il recepimento di una serie di richieste, tra le quali almeno due questioni che da tempo poneva FdI (i ristori dati non solo in base ai codici Ateco e gli interventi sui costi fissi delle aziende e non solo una tantum), tutti insieme abbiamo votato sì. Volevano spaccarci, non ci sono riusciti. Questa è la verità”.

Berlusconi dunque, sottolinea Meloni, “nella pratica non ha fatto nulla di diverso da noi. Tanto che abbiamo sempre votato insieme. Solo che la maggioranza l’ha trattato diversamente, sperando di accarezzare il suo ego. L’obiettivo è stato sempre e solo dividerci per indebolirci. Dal governo ci hanno provocato fino all’ultimo per far sì che non votassimo e lo facesse solo FI, sperando di poter cambiare lo scenario politico. Ma noi siamo riusciti a tenere FI dalla nostra parte e a essere fermi sulla nostra richiesta: o accolgono le proposte che tutti facciamo e tutti votiamo sì, o non lo fanno e non voteremo. E questo è successo”.

“La maggioranza – prosegue Meloni – fa ancora ponti d’oro a un pezzo di opposizione, ma i pifferai magici finora hanno fallito. Continuo a credere che se Berlusconi avesse voluto passare a sinistra lo avrebbe già fatto”. C’è però il nodo Mes: “Questo è l’unico tema sul quale siamo divisi e un voto differente fra noi lo metto in conto. Certo, parlerò con Berlusconi e gli chiederò perché uno come lui, che è stato fatto fuori dalle consorterie europee perché rifiutava di sottomettersi ai diktat, si dica oggi favorevole a uno strumento che serve solo a stringere il cappio intorno al collo all’Italia. E’ un atto di sottomissione che ci chiede la commissione. Chiederò conto a Berlusconi di questo, ma una divisione su quel voto non peserebbe certo come una, eventuale, sulla manovra. Si possono avere alcune visioni diverse in una coalizione”.

Sulla federazione del centrodestra, proposta da Salvini, Meloni spiega: “Sono stata la prima a dire che serviva maggior coordinamento fra noi. Ma se si parla di gruppo unico, serve un partito unico. O non ha senso. Mi pare complicato passare dall’ognun per sé a un partito unico in un batter d’occhio. Io sono per una confederazione, che preveda partiti distinti con le loro identità ma un patto di consultazione permanente per coordinare il più possibile le scelte. In questo caso, ci sto. E certo oggi i gruppi parlamentari non rispettano nei numeri i reali pesi dei partiti della coalizione. E in un dibattito su cosa fare anche questo conta”.

(LaPresse)

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