Maradona, Zoff: “Era un genio magnifico e libero”

Sandro Girella/LaPresse 11-07-1982 Madrid, Spagna Calcio Campionati mondiali di calcio 1982 Italia-Germania Nella foto: il capitano Dino Zoff alza la coppa al cielo.

TORINODino Zoff, storico portiere della Juve e della Nazionale campione del mondo nel 1982, ricorda, in un’intervista a Repubblica, Diego Armando Maradona. E ricorda quando lo vedeva avvicinarsi alla sua porta: mi aspettavo, spiega, “che fermasse la palla in qualunque maniera, anche a mezza altezza, e poi la tirasse verso di me. Nessuno al mondo è mai riuscito a farlo in quel modo, e in qualsiasi condizione possibile”. Secondo Zoff, Diego era “il più grande di tutti i tempi, il più memorabile artista. Io li amo, gli artisti. E li ho sempre invidiati perché sanno creare. Sa, io sono un portiere e il mio lavoro è parare la creatività degli altri, solo questo”. Sulla vita di Maradona fuori dal campo, Zoff spiega: “Mai mi sono permesso di giudicarlo perché l’arte è prepotenza, illumina ogni cosa. Un artista non si comporta come i comuni mortali. Diego è stato il più speciale fenomeno che io abbia mai visto su un campo di pallone. Da allenatore lo avrei lasciato libero di fare quello che voleva. Mica puoi rompere le scatole a un genio, o chiedergli di fare il terzino, di coprire. Anche se poi era amatissimo dai compagni perché non li lasciava mai soli a sgobbare per lui. Dava fiducia agli altri, che pensavano: teniamo duro, tanto lui ci fa il numero e vinciamo”.

Sulla possibilità di giocare insieme nella Juve, Zoff risponde: “Magari! Ma non credo che Diego sarebbe stato diverso, non penso che qualcuno avrebbe potuto addomesticarlo. Ci saremmo goduti, nel caso, il Maradona assoluto che è sempre stato”. Anche meglio di Pelè? “Secondo me, sì. Pelé era forse più completo ma meno geniale, meno folle. In Messico nel ’70 aveva fatto quasi il centrocampista, era meraviglioso, ma non era Diego. A lui si potrebbe accostare Sivori. Possedeva un tempismo stratosferico, innaturale, ma non il fisico di Diego. Era gracile, mentre Maradona era un torello. Sivori scappava, sentiva le gambe del difensore come un medium, non lo atterravi mai. Non restava che prenderlo a calci nel sedere. Anche se una volta, veramente, io lo sderenai. Mantova-Juventus 1-1, mancano pochi minuti alla fine e io sono il portiere del Mantova. Antefatto: Sivori è in guerra con il suo allenatore Heriberto Herrera. Dunque, c’è una palla alta, io esco deciso e col il ginocchio colpisco Omar al fianco, mi sa che gli salta una costola. Avevo sempre temuto che lui un giorno me l’avrebbe fatta pagare, finché non divento suo compagno di squadra al Napoli, Sivori mi viene vicino e mi dice: ‘Dino, non ti perdonerò mai quel fallo. Non perché mi hai fatto male, ma perché mi hai obbligato a uscire dal campo portato a braccia dall’indio’. L’indio sarebbe stato Heriberto, che in effetti aveva soccorso Sivori. Capito che carattere? Anche Diego era così”.

Zoff ricorda la storica partita di Claudio Gentile in marcatura su Maradona ai Mondiali del 1982: “Claudio non lo fece girare, non lo fece mai tirare. Giocò d’anticipo. Era una brutta bestia, Gentile. Maradona dovette subire, patì brontolando, io lo sentivo, ma con stile. Fu un combattimento e Diego non si negò al suo destino. Era grande e perfetto, ma non segnò. Di quel mondiale si racconta sempre Italia-Brasile, però contro l’Argentina fu la partita perfetta, bellissima e dura. Ricordo colpi terribili e virili, non come adesso che i giocatori cadono pure se gli soffi addosso”. Per un portiere, Diego era “quasi sempre un problema insolubile. Me lo raccontava il mio amico Luciano Castellini, che di Diego fu compagno al Napoli. Mi diceva: Maradona in allenamento arriva al limite dell’area palleggiando di testa, poi lancia il pallone più in alto e quando ricade lo colpisce con la spalla e lo tira in porta, e tu lo devi parare perché è un tiro vero, teso e angolato, solo che è di spalla, mica di piede o di testa”.

(LaPresse)

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