Recovery fund, Gozi: “Subito il piano italiano o l’Europa farà a meno di noi”

Foto LaPresse - Mourad Balti Touati 20/01/2018 Milano (Ita) - via piranesi Cronaca Convegno degli eurodeputati del Partito Democratico, Il Futuro si chiama Stati Uniti D'Europac - Presente per il discorso conclusivo il segretario Matteo Renzi Nella foto: Sandro Gozi

ROMA – “L’Italia deve agganciarsi ai grandi progetti che Francia e Germania finanzieranno con il Recovery per entrare nell’avanguardia europea e cambiare profondamente la propria economia”. A dirlo, in un’intervista a Repubblica, è Sandro Gozi, già sottosegretario con Renzi e Gentiloni ed oggi europarlamentare di Renew Europe eletto in Francia con la lista di Emmanuel Macron. Gozi si dice preoccupato: “Lo stesso premier Conte ha detto che l’Italia è in ritardo. Ci sono un calendario formale, i cui tempi sono noti, e uno politico: con 209 miliardi l’Italia è il maggior beneficiario del Recovery e avrebbe dovuto essere il primo partner a presentare il piano per dare un messaggio molto forte a chi ha sostenuto il nostro Paese la scorsa estate e a chi aveva dubbi”. Non è tardi, sottolinea Gozi, “ma Roma deve assolutamente accelerare e puntare ad entrare nel gruppo d’avanguardia con Francia e Germania. Parigi e Berlino lavorano a grandi progetti comuni finanziati dal Recovery su batterie, idrogeno, spazio e stoccaggio dei dati: l’Italia deve aderirvi perché ha tutto l’interesse, così come lo ha l’Unione, che l’Europa industriale del futuro non si regga solo su Francia e Germania, ma anche su di noi”.

Sul Mes e sulla sua riforma, Gozi spiega: “L’Italia non ha interesse e non può permettersi di bloccarla perché introduce una grande novità, per la quale Roma si batte da anni, rappresentata dal backstop, la garanzia Ue per le banche. Inoltre non puoi prendere 209 miliardi dal Recovery e poi bloccare il Mes per ragioni ideologiche quando oltretutto hai ottenuto proprio quello che chiedevi. È assurdo rinunciare a quasi 37 miliardi per rafforzare la sanità. È un ‘no’ puramente ideologico per non accedere a uno strumento senza condizionalità che corrisponde a quanto l’Italia ha chiesto ai partner la scorsa primavera”.

(LaPresse)

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