Gli atenei ignorano Manfredi, senza decreto niente Tfa sostegno

A rischio il futuro di 8mila aspiranti docenti. Le università snobbano la nota ministeriale: per le prove pratiche serve un atto ufficiale.

Il ministro per l'Università e la Ricerca Gaetano Manfredi
Foto Mauro Scrobogna /LaPresse 14-07-2020 Roma, Italia Cronaca Ospedale Sant'Andrea - Inaugurazione del nuovo Edificio per la didattica e la ricerca della Facoltà di Medicina e Psicologia Nella foto: il ministro per l'università e la ricerca Gaetano Manfredi Photo Mauro Scrobogna /LaPresse July 14, 2020  Rome, Italy News Sant'Andrea Hospital - Inauguration of the new Building for teaching and research of the Faculty of Medicine and Psychology In the photo: Minister for University and Research Gaetano Manfredi

Non c’è pace per gli aspiranti docenti di sostegno iscritti al Tfa V ciclo. Si tratta degli ottomila candidati al corso di specializzazione che hanno svolto la pre-selettiva e non la prova scritta a causa della seconda ondata Covid. Il ministro dell’Università Gaetano Manfredi aveva promesso un decreto per loro, ma finora non c’è nulla di ufficiale. Solo poche e confuse dichiarazioni: “Le prove scritte verranno sostituite con prove pratiche”

Non si conoscono né i contenuti né le modalità

Eppure per il Tfa i candidati studiano da un anno. Il problema, però, non è questo. Gli otto Atenei coinvolti, tra cui il Suor Orsola Benincasa di Napoli e l’università di Fisciano di Salerno non hanno dato seguito alla nota ministeriale inviata solo due giorni fa, come anticipato da Cronache, in cui si suggeriva di trovare un metodo unico tra le università stesse e iniziare le prove pratiche. Le università si sono rifiutate: “Non c’è ancora una data perché aspettiamo un decreto, vogliamo evitare centinaia di ricorsi”, rispondono così le segreterie degli Atenei alle telefonate preoccupate dei candidati al Tfa sostegno.

I tempi stringono

Il corso per legge deve durare almeno otto mesi. E deve terminare entro il 16 luglio. “Rischiamo di non essere inseriti per tempo nelle graduatorie e non essere chiamati dalle scuole a settembre”, spiega Giovanna, aspirante docente di Nocera. Fonti ministeriali e universitarie, intanto, fanno sapere che molto probabilmente le domande da sottoporre ai candidati saranno immutate, cambierà solo la forma. Potrebbero essere orali, a distanza, e non scritte e in presenza, i protocolli Covid lo vietano.

L’iter da concludere entro dicembre

Gli sforzi dei candidati rischiano di essere vanificati. Restano i dubbi e le incertezze. “Cambiare prova significa cambiare strategia di studio. Un test scritto è completamente diverso da quello orale, conta poco che gli argomenti siano gli stessi. Inoltre abbiamo solo tre settimane, senza considerare lo stress a cui siamo sottoposti. Ci giochiamo il futuro lavorativo, non una partita di calcetto con gli amici”, tuona Riccardo, aspirante docente pugliese iscritto a Fisciano.

La campagna “Accesso diretto”

Per questi motivi prosegue la campagna ‘Accesso diretto’: una sorta di flash-mob che si svolge tra chat e social per chiedere al ministero di snellire le procedure e non mettere nessuno a rischio. Sono stati chiamati in causa anche i parlamentari di Pd, M5S, Italia Viva e Leu. Insomma, i partiti di governo. Tante le missive inviata all’attenzione del sottosegretario Giuseppe De Cristofaro ed alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. Le stanno provando tutte.

I fatti

In questo momento 8mila persone sono sospese in un limbo normativo senza precedenti, in gioco ci sono i destini e le speranze di persone in carne e ossa, non numeri a cui rispondere con superficialità e circolari senza valore. Sarebbe grottesco, infine, se a settembre 2021 la scuola italiana dovesse trovarsi ancora una volta scoperta sulle cattedre di sostegno. Siamo già in emergenza, figurarsi con 8 mila potenziali docenti in meno. “Chiediamo chiarezza, non si può vivere nel caos. Teniamo l’attenzione alta”.

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