Inflazione, l’Istat conferma: “l’Italia in deflazione ma il carrello spesa corre”

Non si ferma la corsa all'ingiù dei prezzi e l'Italia per il settimo mese consecutivo si trova in deflazione.

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

MILANO – Non si ferma la corsa all’ingiù dei prezzi e l’Italia per il settimo mese consecutivo si trova in deflazione. La conferma che riguarda il mese di novembre viene dall’Istat che però mette in luce che il fenomeno non riguarda tutti i comparti: il paniere dei beni maggiormente consumati dalle famiglie, il cosiddetto carrello della spesa, resta con prezzi in crescita.

Nel dettaglio secondo le stime preliminari Istat, nel mese di novembre l’indice dei prezzi al consumo registra una diminuzione dello 0,1% su base mensile mentre cala dello 0,2% su base annua (dal -0,3% registrato ad ottobre). Alla base della caduta, osserva l’Istat, c’è in particolare l’andamento dei prezzi per il settore energia calati a novembre dell’ 8,7%. Nel complesso però la flessione è meno marcata rispetto a quella di ottobre per effetto dell’accelerazione dei prezzi del settore alimentare (da una variazione tendenziale nulla a +0,7%) e di quelli dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona. Ed è proprio il carrello della spesa a muoversi in controtendenza con i prezzi che accelerano dell’1,5% a novembre rispetto al +1,2% del mese precedente.

Cauto il commento dell’Istat: “A novembre si conferma il quadro deflazionistico dei prezzi consolidatosi nei mesi precedenti. I beni energetici si confermano in flessione, mentre i prezzi del cosiddetto carello della spesa accelerano la loro crescita”. È però “l’ampiezza della diminuzione dei primi che continua a prevalere, determinando così, per il settimo mese consecutivo, un’inflazione negativa, come accaduto nel 2016 tra i mesi di febbraio e agosto”, sottolinea l’istituto di statistica.

Su questo andamento si scatenano le critiche del Codacons. “Siamo di nuovo in presenza di speculazioni legate ai lockdown parziali registrati a novembre – spiega il presidente Carlo Rienzi – I beni inclusi nel carrello della spesa infatti, ossia quelli di cui i consumatori non possono fare a meno, aumentano del +1,5%, con gli alimentari che fanno segnare incrementi dei listini fino al +8,7% per la verdura e +5,5% per la frutta fresca. E questo si traduce in un aggravio di spesa annuo pari a 150 euro per una famiglia con due figli, di cui 135 euro solo per i rincari degli alimentari”.

Preoccupata anche Coldiretti: “Siamo di fronte – sottolinea – al paradosso che mentre i prezzi della spesa al dettaglio aumentano, quelli pagati agli agricoltori e agli allevatori crollano. Casi emblematici sono quelli della frutta di stagione”.

LaPresse

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