Brexit, niente accordo: negoziati in pausa. Ora tocca a von der Leyen-Johnson

European Commission President Ursula von der Leyen speaks during a plenary session at the European Parliament in Brussels, Wednesday, Nov. 25, 2020. European Commission President Ursula von der Leyen said Wednesday that it is still uncertain if a deal on the future relationship between the EU and the UK will be possible before the end of the year. (Olivier Hoslet, Pool via AP)

MILANO – I negoziati sull’intesa commerciale post-Brexit tra Regno Unito e Unione europea sono stati “messi in pausa” perché “non ci sono le condizioni per un accordo”. A dare la notizia, dopo una settimana di intensi negoziati a Londra, Michel Barnier e David Frost, rispettivamente capo negoziatore dell’Ue e britannico.

“Significative” le divergenze su governance, pesca e il cosiddetto level playing field, così i negoziatori hanno concordato di sospendere le trattative e passare la palla ai leader: Barnier e Frost aggiorneranno i loro responsabili sullo stato dei negoziati e sabato pomeriggio a discuterne saranno direttamente la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e il premier britannico, Boris Johnson.

Lo spettro del no deal

Se non verrà raggiunto un accordo entro il 31 dicembre, i rapporti commerciali fra le parti saranno regolamentati dalle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), il che implicherebbe l’introduzione di tasse sulle importazioni. Che le trattative fossero a un “punto difficile” lo aveva esplicitato qualche ora prima il ministro per gli Affari economici britannico. Aveva chiarito che Londra è “impegnata a raggiungere un accordo” prima della scadenza del periodo di transizione, prevista per il 31 dicembre, “ma, ovviamente, il tempo stringe e siamo in una fase difficile. Non si può negarlo”.

Dopo una fitta settimana di trattative, riprese a seguito dello stop dovuto a un caso di Covid-19 nello staff del capo negoziatore per l’Ue Michel Barnier, sul tavolo rimangono una serie di problemi che Downing Street definisce “delicati” e che “devono ancora essere risolti”, tra cui gli aiuti di Stato alle aziende e appunto la pesca.

A complicare il quadro, poi, è intervenuta la Francia, che si è detta pronta a porre il veto qualora l’accordo raggiunto non dovesse essere soddisfacente per i propri interessi economici. La pesca è particolarmente importante per Parigi che più di tutti vorrebbe un accordo con Londra, senza però cedere a compromessi. “Se ci fosse un accordo e non andasse bene ci opporremmo”, ha detto a radio Europe 1 Clement Beaune, il sottosegretario responsabile degli Affari europei.

“La Francia, come tutti i suoi partner Ue ha diritto di veto”. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha invitato all’unità sottolineando che, è vero che le scadenze non sono state rispettate, ma che i negoziati sono ancora in corso. Michel ha ribadito che è nell’interesse di Bruxelles arrivare a un accordo commerciale ma che questo non può avvenire “a qualsiasi costo”. La stessa posizione è stata ribadita dal governo tedesco, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue.

Intanto, lunedì la Camera dei Comuni britannica voterà il controverso Internal Market Bill, un disegno di legge che conferisce al Regno Unito il potere di violare parti dell’accordo di recesso legalmente raggiunto con l’Ue l’anno scorso, e che è stato condannato da Bruxelles, dal presidente eletto Usa Joe Biden e perfino da alcuni parlamentari conservatori.

La Camera dei Lord ha rimosso le clausole che violavano l’accordo sulla Brexit ma il governo ha anticipato che chiederà alla Camera dei Comuni di reinserirle. Una mossa che potrebbe intensificare la tensione tra Bruxelles e Londra mettendo fine alla speranza di arrivare a un accordo.(LaPresse)

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