Venezuela al voto: Maduro vuole il Parlamento, Guaido’ boicotta

in foto Nicolas Maduro

MILANO – È un Venezuela più che mai spaccato quello che va al voto domenica. Alle elezioni parlamentari volute dal presidente socialista Nicolas Maduro ci sarà un grande assente: Juan Guaido‘. Numero uno dell’opposizione, finora leader di quella Assemblea nazionale che i cittadini sono chiamati a rinnovare, l’uomo che a gennaio del 2019 si era autoproclamato presidente del Venezuela ottenendo il riconoscimento di oltre 50 Paesi (primi fra tutti gli Usa di Donald Trump), ha deciso di boicottare le elezioni, denunciando che non saranno libere.

Maduro si è molto impegnato a fare campagna per i suoi, in particolare per il figlio Nicolas Maduro Guerra detto ‘Nicolasito’ e per l’ex presidente dell’Assemblea Diosdado Cabello. Ed è quasi certo che Nicolasito riuscirà a ottenere uno dei 277 seggi del Parlamento. Un’impresa resa ancor più facile dal fatto che Guaido’ non si presenta.

L’opposizione dunque diserta le urne, ma ha lanciato un voto alternativo: si tratta di una ‘consulta popular’, che si terrà tramite app dal 7 al 12 dicembre e che chiederà ai cittadini di indicare quale futuro vogliano per il Paese. I quesiti saranno tre: si chiederà se l’elettore respinge il voto del 6 dicembre; se vuole “la fine dell’usurpazione della presidenza” di Maduro e la convocazione di elezioni libere; e se ritiene che vadano migliorati i rapporti con la comunità internazionale per gestire la crisi umanitaria.

Nell’immediato, tuttavia, secondo gli analisti il boicottaggio dell’opposizione avrà principalmente un risultato: quando il 5 gennaio il nuovo Parlamento si insedierà, l’oppositore Juan Guaido’ non avrà più alcun incarico ufficiale. In altre parole, anche l’ultima istituzione non controllata dagli anti-Maduro, cioè l’Assemblea nazionale, finirà in mano alle forze governative (gli alleati di Maduro controllano già la Corte suprema, la procura generale e la commissione elettorale).

“Il Venezuela voterà e vincerà”, ha twittato Maduro. L’erede di Hugo Chavez qualche giorno fa aveva esplicitato quale sia per lui il valore delle elezioni del 6 dicembre: “Diremo al mondo, attraverso il voto, che siamo una patria libera e sovrana”. Insomma, recuperando facilmente il controllo dell’Assemblea nazionale Maduro intende mettere la parola fine al capitolo di Juan Guaido’, che da quasi due anni porta avanti un governo parallelo del Venezuela.

Era gennaio del 2019 quando Guaido’, già presidente dell’Assemblea nazionale, si autoproclamò presidente e promise di cacciare il 58enne Maduro. Le strade si riempirono di manifestazioni pro e contro Guaido’ e il giovane leader ottenne presto l’appoggio di decine di Paesi. Ma da allora la situazione del Venezuela è in stallo: la popolarità di Guaido’ è crollata e Maduro si trova ancora al palazzo Miraflores.

Per il presidente, il momento è propizio per riaffermarsi approfittando del boicottaggio dell’opposizione, ma la legittimità delle elezioni sarà da dimostrare. Diversi organismi internazionali e anche l’Unione europea si sono rifiutati di mandare osservatori, affermando che non esistono le condizioni per un processo democratico. Ma Maduro continua ad avere appoggio internazionale da Russia, Cina, Turchia, Iran e Cuba.

La convocazione del voto è il risultato di un patto politico tra forze chaviste e una piccola fazione di partiti formalmente di opposizione, raccolti nella cosiddetta ‘Tavola di dialogo nazionale’ (che comunque non si presentano uniti). Un altro leader dell’opposizione, Henrique Capriles, due volte candidato alla presidenza, a settembre aveva rotto con Guaido’ avviando negoziati con le forze di Maduro per portare osservatori dell’Ue alle elezioni, ma l’accordo non fu trovato, così anche i candidati di Capriles si sono ritirati.

Il Venezuela ricco di petrolio ha affrontato un crollo economico sotto Nicolas Maduro e la pandemia non ha fatto che aggravare una situazione già drammatica. Ogni giorno milioni di venezuelani faticano per ottenere cibo sufficiente. Inoltre l’inflazione annuale è al di sopra del 5mila% e circa 5 milioni di persone sono fuggiti in cerca di lavoro negli ultimi anni: il fenomeno migratorio più grande al mondo dopo quello dalla Siria. Secondo il Fondo monetario internazionale, quest’anno ci sarà un calo del Pil del 25%, mentre l’inflazione alle stelle continua a svalutare la moneta venezuelana, il bolivar.(LaPresse)

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