La casa costruita con i soldi del clan, ma Iavarazzo era pronto a venderla per trasferirsi nel basso Lazio

Spada: Russo si lamentava di alcuni ammanchi dalla cassa dicendo che erano stati presi da Mario per l’abitazione

Foto LaPresse - Marco Cantile

VILLA LITERNO – Con i suoi fratelli Michele, Francesco e Pasquale, Mario Iavarazzo ex cassiere degli Schiavone, da circa un anno collaboratore di giustizia, ha un’abitazione in via Vecchia Aversa, nei pressi dell’ex stabilimento di Dante Passarelli (il re dello zucchero ritenuto vicino ai Casalesi). E per quell’abitazione, ha raccontato nel 2009 il pentito Antimo Spada, litigò con Massimo Russo paperino, fratello del boss Peppe ‘o padrino. Spada, ha riferito alla Dda di Napoli, fu spettatore di quel battibecco. “Russo contestavo a Iavarazzo alcuni ammanchi della cassa del clan, dicendogli che proprio grazie a quelli si era poi costruito la casa a Villa Literno”, situata nella stradina sulla ministra poco dopo lo stabilimento di Passarelli.

Mario Iavarazzo

Iavarazzo, ha ricostruito la Dia, presentò domanda di permesso per costruire in sanatoria all’ufficio Urbanistica del Comune nel settembre del 2010. A dimostrare che la struttura, di fatto, era di sua proprietà, l’intestazione delle utenze domestiche a lui e alla moglie Cecilia Corvino. Si tratta di una villa su due livelli, più garage interrato con ampio cortile. Ha un valore di circa 361mila euro. Nel 2016 l’ex cassiere del clan era disposto a cederla: “Se mi fanno sfastriare me la vendo pure a 200mila euro”. Gli serviva liquidità e con parte del denaro era pronto a trasferirsi nel Lazio, ad Anzio, con la famiglia, dove aveva messo radici Raffaele Lello Letizia, uomo della famiglia Russo. I quattro fratelli hanno il 25 percento della proprietà, ma per la Dia di Napoli non ci sono dubbi: Mario, mentre era monitorato, si comportava “come dominus rispetto alla proprietà che intendeva vendere”. Il tema è stato affrontato dagli agenti della Direzione investigativa antimafia nell’inchiesta sull’affare pubblicità. Secondo la Procura distrettuale, Iavarazzo, servendosi di prestanome, avrebbe investito nel settore dei cartelloni per le affissioni sfruttando la sua appartenenza al clan. Per tale vicenda è stato condannato con rito abbreviato. Altri imputati stanno affrontando il dibattimento. La prossima udienza è prevista a gennaio: la Dda ha intenzione di interrogare proprio Iavarazzo in veste di collaboratore di giustizia.

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