Il generale Mori e i funzionari della Cassazione: Pirolo racconta la sua rete

Grazie all'ex ufficiale dell'Arma avrebbe guadagnato contatti istituzionali. Magari mentiva, magari no: la parola ai giudici che a febbraio lo processeranno

A sinistra Pasquale Pirolo, a destra Mario Mori (nello scatto di Fabio Cimaglia/LaPresse)

CASAL DI PRINCIPE – Mafiosi, funzionari della Corte di cassazione, un generale, imprenditori borderline e un avvocato romano con agganci nei servizi segreti: è la rete di Pasquale Pirolo, faccendiere 71enne originario di Curti. A tracciarla sono stati i pm Corrado Fasanelli, Luigia Spinelli, Claudio De Lazzaro e Barbara Zuin della Dda di Roma. Lo hanno fatto passando in rassegna le sentenze incassate dal casertano, le indagini ancora in corso e le tante intercettazioni che hanno registrato la sua voce. Le ultime conversazioni che hanno ascoltato sono frutto dell’inchiesta Dirty Glass, condotta dalla Squadra mobile di Latina. Il lavoro degli agenti, sostiene l’Antimafia di Roma, ha svelato un sistema di riciclaggio, mazzette, reati tributari e fiscali che avrebbe avuto in Luciano Iannotta, ex presidente di Confartigianato Latina e del Terracina calcio, uno dei principali cardini.

Contatti partenopei

Se Pirolo è stato tirato in ballo in Dirty Glass, è per le sue relazioni con l’area napoletana. Secondo gli investigatori sarebbe stato vicino al clan Licciardi, ipotetico legame che viene ripreso in una recente informativa della Squadra mobile laziale. E proprio grazie alle conoscenze partenopee, Pirolo avrebbe messo in contatto Iannotta con Antonio Festa e il figlio Gennaro. I due si presentano come commercianti di orologi, ma per i poliziotti la loro ricchezza è frutto di condotte non lecite.
Il nome di Gennaro Festa, hanno ricordato gli agenti, negli anni scorsi finì in un’operazione coordinata dalla procura di Napoli incentrata sulle attività del clan Mazzarella.

L’affare con i Festa

Pirolo, ha ricostruito l’Antimafia, tra il 2017 e il 2018 presentò i due a Iannotta perché sarebbero stati in grado di offrire ciò che serviva alla cricca di Latina.
L’ex presidente di Confartigianato, afferma la Dda, era alla continua ricerca di fonti di finanziamento. E “i napoletani”, come chiamava i Festa, potevano risolvere il suo problema di liquidità (350mila euro) necessaria alla conclusione di un affare. E’ su queste basi che sarebbe nato il rapporto tra Iannotta e i Festa mediato da Pirolo. Al centro della relazione, dice la Dda, c’è un’operazione di riciclaggio di denaro coperta con un aumento di capitale della Italy Glass, riconducibile a Iannotta, ma intestata a prestanome. Gennaro e Antonio Festa ne avrebbero comprato il 40 percento con fondi ‘distratti’ dalla C.R. Logistic. E nel giro di aziende attivato per far transitare i soldi avrebbero coinvolto anche una società londinese.

I ganci in Cassazione

La funzione di mediatore, l’abilità nel far conoscere le persone giuste al momento giusto, sono solo alcune delle capacità che il 71enne di Curti avrebbe sviluppato girovagando tra Italia e Spagna.

Pirolo, in una conversazione del maggio 2018, vantava anche la possibilità di evitare procedimenti penali grazie a contatti con finanzieri che omettevano la comunicazione delle notizie di reato connesse a verifiche fiscali. E all’occorrenza sarebbe stato in grado pure di spingersi fino alla Corte di cassazione grazie ad alcuni funzionari in grado di agevolare la prescrizione di reati post-ponendo, probabilmente, la trattazione dei fascicoli ritardandone l’iscrizione. Abilità poco limpide che Pirolo fa emergere durante una sua chiacchierata con tale Oscar Rampone, avvenuta all’interno di una Peugeot 309. “Gli ho fatto cose che… ma che devo dirti? Ho tolto i mandati di cattura da dosso! – raccontava il faccendiere, senza indicare il beneficiario dei favori resi -. Perché quando un procedimento penale va dal magistrato è finita! […] Ma chi va dal magistrato? Mi arresta prima a me! […] L’unica cosa dove posso intervenire… che c’ho qualche amico… è in Cassazione. Ma non perché gli do l’assoluzione, faccio andare in prescrizione”.

Canale Mori

Magari mentiva, magari no. E sempre nella stessa chiacchierata con Rampone, commentando la sentenza sul processo relativo alla trattativa ‘Stato-mafia’, vantava pure la conoscenza del generale Mario Mori (estraneo all’inchiesta Dirty glass). Grazie all’ex ufficiale dell’Arma dei carabinieri sarebbe riuscito a sviluppare contatti istituzionali. Anche in questo caso, logicamente, non va escluso che Pirolo stesse raccontando circostanze false.

L’uomo nero di Pasquale

Non solo i Festa. Il 71enne avrebbe messo in relazione anche Iannotti con uomini appartenenti alle Agenzie di informazione e sicurezza. Proprio in questo ambito, però, l’indagine ha fatto emergere che un ruolo importante lo avrebbe avuto pure l’avvocato Pasquale Rosati, che Iannotta definiva “l’uomo nero di zio Pasquale (Pirolo, ndr.), “il potente che gestisce tutto”.

Rosati, infatti, dice la Dda, avrebbe proposto a Iannotta di invitare nella sua azienda un ufficiale dell’Aise per acquisire informazioni rilevanti sulle movimentazione finanziarie nell’Europa dell’est.

Passato bardelliniano

Trasversalità: tirando le somme dell’inchiesta Dirty Glass, è la parola che meglio si addice alla figura di Pirolo. La sua carriera criminale è iniziata circa quaranta anni fa: il 2 novembre del 1983 venne arrestato con Antonio Bardellino a Barcellona. Altra tappa importante è datata febbraio 1990, quando diventò irrevocabile la condanna a suo carico per associazione mafiosa emessa dalla Corte d’Appello di Napoli. Il suo nome è tornato alla ribalta della cronaca giudiziaria nel 2011 e nel 2013 quando venne raggiunto da una misura di prevenzione patrimoniale emessa dal tribunale di S. Maria Capua Vetere.

Il processo

A settembre, con l’indagine Dirty glass, era finito ai domiciliari per il presunto riciclaggio di denaro messo in piedi con Iannotta e i Festa (ai quattro non sono stati contestati ipotesi di reato connesse alla criminalità organizzata). Ad ottobre il Riesame lo ha liberato. Ma fra un mese, sempre con Iannotta, i Festa e altri 7 imputati, a seguito della richiesta di giudizio immediato della Dda, dovrà affrontare il processo davanti al tribunale di Roma. Sono accusati a vario titolo di violazioni in materia fiscale e tributaria, violazioni della legge fallimentare, estorsione, intestazione fittizia di beni, falso, corruzione, riciclaggio, accesso abusivo al sistema informatico, turbativa d’asta, rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento reale

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