Il delitto del medico Falco: condanna per Bidognetti. Il figlio del capoclan confessa: sparai per vendetta, si rifiutò di visitare mamma

Scagiona il padre: non c’entra, si limitò a farlo pestare qualche anno prima

CASAL DI PRINCIPE – Non sarà trai i sentimenti più belli, sicuramente non è tra quelli nobili, ma provare rancore è umano. Succede. Sei barbaro e diabolico, invece, se per cacciarlo via hai bisogno di una pistola. Raffaele Bidognetti ‘o puffo (nella foto a sinistra) è stato l’uno e l’altro. Barbaro e diabolico.

Da diciotto mesi sta collaborando con la giustizia: ai magistrati della Dda ha raccontato le malefatte (speriamo tutte) che ha commesso nella sua vita da mafioso. E tra queste c’è l’omicidio di Gennaro Falco, medico di Parete. Ieri pomeriggio, per quel delitto, la Corte d’assise d’appello lo ha condannato a 24 anni di carcere. Un assassinio, ha spiegato ai giudici, fatto per vendetta, figlio di un rancore covato per troppi anni. E tutto questo male (quello che ha causato e che provava) si intreccia con qualcosa che potenzialmente era sano, bello, ma percepito e vissuto in modo distorto: l’amore per la madre.
Falco agli occhi di ‘o puffo si era macchiato di una colpa gravissima: si rifiutò di visitare la mamma, Teresa Tamburrino (la prima moglie del boss Cicciotto ‘e mezzanotte, nella foto a destra). Raffaele si era convinto che il dottore non l’aveva seguita correttamente. Dopo poco la donna, che lottava contro un male incurabile, morì. A portarsela via fu il cancro, non le presunte cure sbagliate o non fatte dal dottore. Ma per Bidognetti non era importante. Contava altro: l’atteggiamento di Falco era stato inaccettabile, un affronto che andava lavato col sangue. Logiche diverse, non umane, ma barbare e diaboliche.

Il 31 ottobre del 1993, Raffaele entrò nello studio di Falco e fece fuoco: due proiettili spezzarono la vita del dottore. Aveva 67 anni. Raccontando l’omicidio ai togati, ha sostenuto che il padre Francesco Bidognetti, ergastolano e capo della cosca, in quella triste vicenda non aveva avuto alcun ruolo. Cicciotto ‘e mezzanotte si era limitato qualche anno prima solo a far pestare Falco dagli uomini del clan. Quello del medico di Parete, ha riferito in video-collegamento con l’aula di Napoli, non era stato un omicidio dei Casalesi. Ma una vendetta personale, figlia del rancore. Barbara e diabolica. La Corte partenopea all’imputato, assistito dall’avvocato Giuseppe Tessitore, ha riconosciuto le attenuanti generiche.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome