Concorso presidi, il Consiglio di Stato salva la Azzolina. Gli esclusi non mollano: “Altri ricorsi pendenti”

Foto Roberto Monaldo / LaPresse Nella foto Lucia Azzolina

Il Consiglio di Stato salva la poltrona e il futuro lavoro della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. Almeno per ora. Il CdS ha infatti respinto i ricorsi presentati per il concorso a dirigente scolastico del 2017. Vengono quindi confermati oltre 3 mila Ds vincitori di concorso. Molti di loro sono già entrati in servizio, mentre altri aspettano ancora il proprio turno. Nelle graduatorie c’è proprio la ministra del M5S, partecipante e vincitrice della prova. La sentenza di ieri, dunque, sospende quella del Tar del Lazio, che aveva a sua volta annullato il concorso. Era stato proprio il Miur a ricorrere in appello dopo che inizialmente, con Lorenzo Fioramonti ministro, aveva concesso un parziale accesso agli atti agli aspiranti dirigenti scolastici ricorrenti. Diverse le contestazioni sollevate: dubbi sull’anonimato dei candidati al momento delle correzioni dei compiti, dubbi sulla correttezza del software utilizzato. E, soprattutto, la presunta incompatibilità di tre membri delle sottocommissioni giudicanti, che hanno partecipato poi alla plenaria che ha deciso i criteri di valutazione. Secondo i ricorrenti del comitato ‘Trasparenza è partecipazione’ avevano tenuto corsi di formazione per aspiranti presidi, pratica vietata dai regolamenti. Tra loro anche Angelo Francesco Marcucci, sindaco di Alvignano in provincia di Caserta. Secondo il Consiglio i ricorrenti non hanno prodotto sufficienti prove. Per Marcucci, poi, c’era una seconda presunta incompatibilità, quella con il ruolo di sindaco. Secondo i giudici, trattandosi del primo cittadino di un Municipio con meno di 5mila abitanti, non avrebbe pregiudicato la liceità della prova. Le ombre attorno al concorso non solo restano, ma le novità in vista potrebbero essere considerevoli. Il CdS ha sentenziato nel merito solo per una tanche di ricorsi. Ce ne sono altre centinaia al Tar del Lazio ‘congelati’, in attesa che si concludesse questo primo iter. Il comitato ‘Trasparenza è partecipazione’ è fiducioso, perché i ricorsi che ora andranno avanti entrano nel merito di tanti singoli aspetti particolari e, soprattutto, potranno essere corredati da nuove documentazioni per provare le contestazioni già sollevate. Michele Zannini, presidente del comitato, promette battaglia.

Zannini, perché siete fiduciosi?

Perché ora vanno discussi tutti i ricorsi pendenti nel Tar del Lazio. Ci sono anche delle doglianze più forti di quelle già sollevata. Le presunte violazioni dell’anonimato sono state rafforzate da perizie informatiche, penso anche alla questione del software.

Anche sui tre commissari presunti incompatibili (Marcucci, Busceti e Davoli)?

Il Consiglio dice che non abbiamo provato abbastanza la loro incompatibilità. Invece un’altra sentenza, del 2019, dice che basta anche solo un potenziale elemento per inficiare la procedura concorsuale. Sicuramente allegheremo altre prove e notizie di stampa (tra cui articoli di Cronache, ndr).

Si aspetta una nuova sentenza, sugli accessi agli atti.

Sarebbero prove ulteriori per i ricorsi pendenti al Tar. Nel caso si dimostrassero disparità di valutazioni cambierebbe tutto. E’ surreale che sia il Miur a vietarci l’accesso. Soprattutto con la ministra coinvolta in prima persona.

Molti aspiranti docenti parlano di sentenza politica.

Le sentenze si rispettano. Premesso questo, è chiaro che sia una sentenza politica che dice che i concorsi non vanno annullati perché c’è un interesse pubblico da tutelare. E’ arrivata, poi, in un momento in cui il governo rischia di cadere.

Voi continuate a chiedere al governo di ricevervi e trovare una soluzione?

Lo abbiamo chiesto dall’inizio. Fioramonti ci ha ricevuto, ci ha concesso di accedere ad una parte degli atti e del codice sorgente del software Cineca. E’ una questione di trasparenza. E’ assurdo che questo concorso l’abbiano vinto persone che non hanno superato le preselettive, hanno consegnato compiti di dieci righe.

L’Azzolina non è ministro per sempre. Secondo lei potrebbe cambiare qualcosa con un eventuale avvicendamento?

Lo spero. Non è bello che sia stato il Miur a ricorrere contro di noi e il Tar.

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