Coronavirus, Confcommercio: “Allerta disagio sociale, galoppa la disoccupazione”

Sono allarmanti i dati forniti da Confcommercio nel 'Misery Index' di novembre 2020

(AP Photo/Keith Srakocic)

ROMA – Con la disoccupazione a livelli sempre più alti, la pandemia che ancora imperversa e le enormi incertezze economiche e politiche, si rischia una crisi sociale peggiore di quella che ha colpito il Paese dopo il primo lockdown.

Sono allarmanti i dati forniti da Confcommercio nel ‘Misery Index’ di novembre 2020, che offre una valutazione macroeconomica del disagio sociale con un valore stimato di 21,2, in aumento di due decimi di punto su ottobre.

“Il riacutizzarsi della pandemia e le restrizioni alla mobilità e alle attività produttive hanno prodotto un ulteriore ampliamento dell’area del disagio sociale – spiega Confcommercio -. Ampliamento che per il momento rimane su valori ancora contenuti, in considerazione delle limitazioni ai licenziamenti e del permanere di una situazione di deflazione. L’acuirsi della crisi, con il rischio sempre più concreto per molte imprese di uscire dal mercato con la conseguente perdita di posti di lavoro, potrebbe portare in primavera ad un deciso peggioramento dell’indicatore”.

A novembre – ricorda Confcommercio – il tasso di disoccupazione ufficiale “si è attestato all’8,9%, in diminuzione di sei decimi di punto su ottobre. Il dato riflette una crescita dei livelli occupazionali (+63mila unità), associata a una marcata riduzione del numero di persone in cerca di lavoro (-168mila unità in termini congiunturali). Il fenomeno sottintende, come già accaduto in primavera, la traslazione di parte dei disoccupati verso l’inattività, viste le difficoltà in questo momento di svolgere un’attività di ricerca”.

“Includendo una parte dei sottoccupati tra i disoccupati, fermo restando il complesso delle persone presenti sul mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione si attesta al 10,7%, stabile su ottobre. Per quanto concerne gli scoraggiati nell’ultimo mese si rileva una crescita significativa in termini congiunturali”, tanto che includendo sottoccupati, scoraggiati e cassaintegrati a zero ore, si raggiunge l’allarmante dato del 17% per la cosiddetta “disoccupazione estesa”.

LaPresse

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