Coronavirus, papa vaccinato con Pfizer: inizia la campagna in Vaticano

"Eticamente - sono state le sue parole - credo che tutti debbano prendere il vaccino, perché tu ti giochi la salute, la vita, ma ti giochi anche la vita di altri"

Papa Bergoglio

ROMA – Parte dall’atrio dell’Aula Paolo VI, l’ex Aula Nervi, la campagna vaccinale nel piccolo Stato del Vaticano. E’ destinata a residenti, dipendenti, pensionati, familiari che godono dell’assistenza del FAS (Fondo Assistenza Sanitaria). E come era stato anticipato dalla Direzione Sanità e Igiene della Santa Sede, si inizia dalle categorie più a rischio e dagli anziani. Tra questi, secondo il quotidiano argentino La Nacion, c’è anche Papa Francesco, vaccinato con Pfizer BioNTech.

Il messaggio del pontefice

Il Vaticano non conferma e non smentisce la vaccinazione del Pontefice, che però si era espresso favorevolmente in prima persona solo qualche giorno fa, in una lunga intervista al Tg5. “C’è un negazionismo suicida che io non saprei spiegare, ma oggi si deve prendere il vaccino”, aveva detto il Pontefice 84enne. “Eticamente – sono state le sue parole – credo che tutti debbano prendere il vaccino, perché tu ti giochi la salute, la vita, ma ti giochi anche la vita di altri”. E aveva anche fatto sapere di essersi “prenotato”, per il suo turno.

La scelta di Pfizer

Il direttore di Sanità e Igiene del Vaticano, Andrea Arcangeli, spiega ai media vaticani che si è scelto di iniziare da Pfizer per una questione di affidabilità. Essendo il primo vaccino a essere introdotto nell’impiego clinico, che ha dimostrato di essere efficace al 95%. E non esclude che in un secondo momento si possa procedere anche con altre case farmaceutiche, “dopo averne valutato l’efficacia e la piena sicurezza”. Per il momento, sono esclusi dalla vaccinazione i ragazzi minori di 18 anni, perché non sono stati ancora effettuati studi che comprendono questa fascia di età.

L’appello ai leader mondiali

Da mesi, l’appello di Bergoglio ai leader mondiali è che l’accesso al vaccino sia garantito a tutti in maniera equa, quindi che si dia priorità agli ultimi. In questo “tempo di oscurità e incertezze”, aveva detto nel messaggio prima dell’Urbi et Orbi di Natale, il vaccino è una “luce di speranza”. “Ma perché queste luci possano illuminare e portare speranza al mondo intero, devono stare a disposizione di tutti. Al primo posto, i più vulnerabili e bisognosi!”.

(LaPresse/di Maria Elena Ribezzo)

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