Governo, lascia Iv: è crisi. Da Zinga a Crimi: “Errore grave”. Ma porta resta aperta

Foto Mauro Scrobogna / LaPresse Nella foto: dirette televisive davanti a Palazzo Chigi

ROMA – L’ha fatto davvero. Le ministre di Italia viva, Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, e il sottosegretario, Ivan Scalfarotto, si sono dimessi aprendo formalmente la crisi di governo. Dopo giorni di attesa, minacce, scontri, dichiarazioni al vetriolo, ultimatum e penultimatum, Matteo Renzi e i suoi hanno deciso che il dado andava tratto. La reazione è di rabbia e delusione, tra gli alleati.

“Un grave errore fatto da pochi che pagheremo tutti”, twitta a caldo il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando. “Renzi preferisce aprire anche la crisi della serietà. Voltiamo pagina, per proteggere l’Italia”, attacca il vicepresidente del Parlamento europeo, il pentastellato Fabio Massimo Castaldo. Ma sono soprattutto i leader a picchiare duro, come Nicola Zingaretti: “E’ un errore gravissimo contro l’Italia”, tuona il segretario dei democratici che bolla come “incomprensibile” la scelta dei suoi ex compagni di partito.

Duro anche Vito Crimi

“Credo che nessuno abbia compreso le ragioni di questa scelta. Ma ora è il momento della responsabilità, non dei personalismi”, scrive sui social il capo politico M5S. Aprire una crisi ora “è un rischio e un grave errore” per il ministro delle Politiche Ue, Enzo Amendola, che segue da vicino il dossier Recovery plan.

Perché il tema europeo è centrale in questa partita, come dimostrano le parole della capodelegazione dei Cinquestelle a Strasburgo, Tiziana Beghin: “L’Europa ha bisogno di un governo italiano forte, il Movimento 5 Stelle lavorerà per garantire stabilità e sicurezza sociale ed economica al nostro Paese”.

Gli fanno eco i capogruppo di Camera e Senato, Davide Crippa ed Ettore Licheri, che accusano Renzi di aver compiuto un “atto irresponsabile”. In questo turbine di emozioni e delusione, c’è anche chi, pur allargando le braccia quasi sconsolato, prova a vedere ancora una luce.

È il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, che alla domanda se c’è ancora una speranza di ricomporre lo strappo non chiude del tutto la porta: “Vediamo…”, dice lasciando il Senato, pochi minuti dopo che la maggioranza (se così si può ancora chiamare) ha approvato le comunicazione del ministro Speranza sull’emergenza Coronavirus e il piano vaccinale. Segno che forse le danze sono ancora aperte. Perché il paradosso della politica è che tutto fluttua, ma i fondamentali rimangono sempre gli stessi: per governare servono la metà dei voti più uno sia alla Camera che al Senato.

Una certezza che, al momento, garantisce solo la coalizione composta da M5S, Partito democratico, Leu e Iv. Non a caso, una volta terminata la conferenza stampa di Matteo Renzi, è partita l’esegesi delle sue parole, soprattutto della parte in cui garantisce che non ci sono pregiudiziali per lo schema attuale, né per il premier. Anche se l’ultima affermazione – forse – un po’ gli fa allungare il naso.

Anche perché fiuta che l’opera di ricognizione sui cosiddetti ‘Responsabili’ finora sarebbe un mezzo fiasco. Almeno stando ai rumors e alle indiscrezioni. Non è un mistero, infatti, che la frangia di opposizione e gruppo Misto disponibili a sostenere l’esecutivo avrebbe preferito un passaggio al Colle, con tanto di dimissioni formali. Cosa che non è avvenuta e chissà se avverrà nelle prossime ore. “Quello di Renzi è un grave errore, ma le ragioni del confronto e del dialogo devono ancora essere percorribili. l’Italia ha bisogno di un governo politico coeso”, tiene aperto il canale di comunicazione il dem Andrea Marcucci. Perché in politica domani è sempre un altro giorno. (LaPresse)

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