Alitalia, torna l’ipotesi Lufthansa. Esperti e sindacati scettici

Il commissario straordinario Giuseppe Leogrande deve oggi cedere gli asset del vettore in amministrazione straordinaria

Foto Filippo Monteforte AFP

MILANO – L’ipotesi Germania torna ad affacciarsi sul futuro di Alitalia. Le ultime indiscrezioni riportano Lufthansa nel destino della compagnia aerea italiana. Un déja vu del 2016, quando l’interesse dei tedeschi per alcuni asset della compagnia di bandiera italiana stava per concretizzarsi. Quattro anni lo scenario si ripresenta in forma diversa, complice la messa in amministrazione straordinaria del gruppo dal 2017 e un prestito ponte da 900 milioni di euro.

Il caso Alitalia

Il commissario straordinario Giuseppe Leogrande deve oggi cedere gli asset del vettore in amministrazione straordinaria. In una lettera inviata lo scorso 8 gennaio, la Commissione europea aveva chiesto all’Italia di chiarire quasi 100 punti per strappare il via libera alla newco Ita – destinata a ricevere le attività del vettore – chiedendo “discontinuità”. Proprio per accontentare Bruxelles sul punto, secondo quanto ricostruito dal quotidiano ‘la Repubblica’, il governo Draghi avrebbe studiato un nuovo piano.

Il progetto sintetizzato dal quotidiano prevede che Alitalia conferisca alla controllata Cityliner – che già detiene il certificato di operatore aereo rilasciato da Enac – tutti gli asset della vecchia compagnia (dagli aerei, agli immobili, al marchio, le rotte e una parte del personale). In seguito Cityliner dovrebbe essere ceduta al Mef, un modo per restituire i circa 1,3 miliardi di euro ricevuti dal Tesoro, su cui l’Ue è pronta a multare l’Italia. Un punto, quest’ultimo, propedeutico a un eventuale passaggio finale: l’ingresso di Lufthansa nel capitale di Cityliner (o di un’altra società) tramite aumento di capitale.

I punti critici

Il meccanismo sembra però presentare alcuni punti critici. In primis, il commissario Leogrande non può cedere gli asset di Alitalia, ma è obbligato a venderli al miglior prezzo. Una cessione a Cityliner sarebbe in questo senso da giustificare. “C’è una lettera della Commissione europea che chiede una gara pubblica. L’Europa ha detto chiaramente che vuole una gara per la vendita degli asset. Quello che si sta pensando in questo caso è un conferimento a Cityliner”, commenta a LaPresse Andrea Giuricin, docente di Economia dei Trasporti all’università Bicocca di Milano ed esperto di aviazione civile. “Ciò non significa – spiega – che da un punto di vista politico in una fase di trattativa tra Italia Germania questa situazione non possa verificarsi, ma Leogrande dovrebbe cedere gli asset”.

Una mossa politica?

La mossa, in questo caso, potrebbe essere politica, considerando l’apertura del neo premier Mario Draghi verso l’Europa. “Dobbiamo chiederci – spiega Giuricin – quanto ci costa pagare Lufthansa per prenderci Alitalia? Inoltre, i problemi economici di Lufthansa in questo momento avanzano qualche dubbio dal punto di vista finanziario sull’operazione. Inoltre, teoricamente Lufthansa non potrebbe comprare altre aziende per via del prestito ricevuto per la crisi legata al Covid-19. Non può prendere più del 10 per cento di altre compagnie”. La Germania contribuirà infatti con 6 miliardi di euro alla ricapitalizzazione di Lufthansa, insieme a una garanzia statale di 3 miliardi di euro su un prestito di 500 milioni.

“A livello politico – commenta ancora il professore – potrebbe essere letta come un’operazione in cui si vuole eliminare la politica da Alitalia a favore di un grande gruppo europeo” come Lufthansa, “ma bisogna capire quanti soldi vuole ancora metterci il Mef per ricapitalizzare la compagnia nazionale. Ricordiamoci quanti soldi sono stati persi quando Lufthansa voleva comprare Alitalia 4 anni fa”, sottolinea Giuricin. E alla domanda su cosa sia cambiato da allora, il professore risponde: “I sindacati non volevano lo ‘spezzatino’, sono stati salvati da ciò che speravano, ovvero l’intervento dello stato con un prestito ponte. Ora la situazione è molto più disperata”. Interpellata da LaPresse, Lufthansa non ha commentato le indiscrezioni.

Scettici i sindacati

Anche i sindacati non ritengono che l’operazione possa effettivamente venire alla luce. “Non ha un alto grado di fattibilità da punto di vista tecnico. Ed è in palese contrasto con le norme europee, rischiamo di perdere ulteriore tempo. Invece qui il tempo è risicato”, afferma a LaPresse il segretario generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi. “Bisognerebbe accelerare”, sostiene Tarlazzi che chiede al Governo di “battere un colpo “nei confronti dell’Europa, perché la soluzione dell’apertura di un bando per noi non agevola la partenza di Ita in tempi veloci”.

Scettica anche la Filt Cgil, che in ogni caso ribadisce la propria contrarietà – in ogni caso – a qualsiasi ipotesi di riduzione del personale. “Siamo fermi all’investimento di 3 miliardi dello Stato su Alitalia”, commenta a LaPresse il sindacato. Qualche settimana fa i rappresentanti dei lavoratori avevano avvertito che senza le risorse richieste per il ristoro, previste dal Decreto Rilancio, non ci sarebbe in cassa liquidità sufficiente per pagare gli stipendi di febbraio ai lavoratori della compagnia. Il riferimento è ai 73 milioni previsti dal provvedimento varato dal governo, al momento ancora bloccati per i controlli in corso dell’Ue. Il destino di Alitalia resta dunque incerto su più fronti.

(LaPresse/di Francesca Conti)

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