“I clan approfittano del Covid e investono sulle mascherine”

L’allarme lanciato dal presidente De Carolis di Prossedi: le cosche sono riuscite anche a ottenere appalti di forniture agli ospedali, puntano sulla crisi come nel 1980

Mascherine (Foto Claudio Furlan - LaPresse)

“La camorra sposta i suoi investimenti dove c’è produttività. Molte attività sono chiuse, così si sono spostati dalle estorsioni. Sono riusciti ad ottenere anche appalti per fornire mascherine e quant’altro anche agli ospedali pubblici. La convenienza era investire in dispositivi di protezione, anche perché all’inizio della pandemia era difficile reperirli”. Così Giuseppe De Carolis di Prossedi, Presidente della Corte di Appello di Napoli nel corso dell’illustrazione della relazione sull’andamento dei reati e dei processi. “Nel centro cittadino la destrutturazione dei clan storici prodotta dall’azione giudiziaria ha determinato il proliferare di una molteplicità di gruppi criminali che si contendono il governo assoluto dei traffici illeciti del quartiere di riferimento o di quartieri limitrofi, in un fluido e continuo alternarsi e capovolgersi di alleanze” ha continuato. “Si propongono – riferendosi ai diversi gruppi criminali – quale forza di vertice, alla perenne ricerca di una legittimazione carismatica, fatta di ostentazione di simboli e di azioni di fuoco”. “Gli storici clan del centro – prosegue il presidente della Corte d’Appello di Napoli – per la parte ancora rappresentata sul territorio, si limitano piuttosto a percepire quote da questi gruppi operativi, ma non ad intervenire nelle dinamiche di controllo vivo del territorio. Oggi sono votati invece all’accumulo patrimoniale ed al riciclaggio”.

Il presidente della Corte d’Appello di Napoli Giuseppe De Carolis di Prossedi e il procuratore generale Luigi Riello

“Il numero molto elevato di fallimenti, di cessioni di aziende, o di passaggi rispetto alle gestione di aziende ci fa capire quanto sia pericoloso e quanto sia alto il rischio di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata in realtà del settore del commercio e dell’industria”. L’allarme è stato lanciato dal procuratore generale di Napoli, Luigi Riello. “Rischiamo il fenomeno che viene definito il welfare della camorra – ha aggiunto Riello – e su questo la procura distrettuale antimafia di Napoli e le forze dell’ordine sono molto concentrate. Più si avvicina il momento della spartizione dei fondi, più c’è assoluto bisogno di una risposta strategica nei confronti della criminalità organizzata, sempre meno violenta ma particolarmente agguerrita e molto raffinata nel conoscere i meccanismi economici e finanziari”. “La criminalità organizzata spara meno, non c’è dubbio, ma dobbiamo stare molto attenti a situazioni che si creano in momenti di crisi, proprio come avvenne con il terremoto dell’80. Oggi abbiamo una crisi economica davvero gravissima e spaventosa, la criminalità organizzata è agguerrita per spartirsi la torta” ha concluso il procuratore generale. Per quanto riguarda la delittuosità, questa registra un calo del 18 per cento, ma sono in aumento i reati telematici, “così come le violenze domestiche, anche se spesso non vengono denunciate”. E veniamo alle dolenti note relative ai processi e alla loro lentezza. “Siamo il paese in cui i processi durano di più, ma è anche il paese che fa più sentenze. I processi sono lenti, se si vuole facilità si trasformerebbero in pregiudizi – aggiunge il presidente De Carolis di Prossedi –. Ad esempio, nel Civile, capita che si rallenta perché un fascicolo di primo grado non arriva in tempo dal primo al secondo piano dello stesso palazzo. La suddivisione tra i vari uffici crea caos e inevitabili rallentamenti. A volte i colli di bottiglia non sono quelli che ci si aspetta, ma molto più banali. Si dibatte sui grandi temi, come la separazione delle carriere. Ma a volte il problema è più piccolo. Bisognerebbe snellire il processo. Le proposte ci sono, ma ci sono molte divisioni. Come questa spaccatura tra giustizialisti e garantisti. Io non la vedo. La giustizia vuole che un colpevole sia condannato nel più breve tempo possibile e che un innocente sia scagionato nel più breve tempo possibile. Questa è la funzione del processo, un filtro che porti una verità processuale ad essere quanto più attinente alla verità sostanziale. L’obiettivo è far durare meno i processi. I colli di bottiglia sono relativi al numero del personale amministrativo e i problemi strutturali, nodi che rendono il processo macchinoso”.

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