Il pentito Zagaria tira in ballo Nicola Leone

L’imprenditore vicino ai Casalesi avrebbe incontrato l’ex assessore per parlare di affari

SANTA MARIA CAPUA VETERE – Sono l’inizio del capitolo. Le parole (poche) di Francesco Zagaria, svelate nel processo a carico di Biagio Di Muro e Alessandro Zagaria, sono l’incipit dell’ennesima storia che parla di mafia, politici e imprenditori. Temi e attori (per tipologia) tristemente comuni in provincia di Caserta.  In questo caso, però, a renderla insolita (la storia) se non è il territorio di riferimento, il sammaritano, non nuovo ad incursioni Casalesi, sono i protagonisti coinvolti. Quali? L’avvocato ed ex assessore Nicola Leone e Francesco Sparago, uomo d’affari, entrambi, almeno finora, mai accostati in modo netto a contesti malavitosi (e da continuare a considerare innocenti, estranei a qualsiasi logica mafiosa fino a prova contraria).

A scrivere questo capitolo, ancora da finire (e tutto ancora da dimostrare), è la Dda di Napoli. Lo sta facendo, appunto, seguendo il racconto di Zagaria. Ma chi è questo Zagaria? Conosciuto col nomignolo di Ciccio ‘e Brezza, è una figura ibrida del clan di Casapesenna. Ha un passato da specchiettista (stando alle sue confessioni, in quota ‘Michele Zagaria’ ha partecipato al duplice omicidio Umberto De Falco-Sebastiano Caterino e al delitto di Raffaele Lurano). Ma è stato soprattutto un imprenditore di mafia, abile nel legarsi ad amministratori locali, almeno è quello che dice, per garantire appalti pubblici alle sue ditte (secondo gli inquirenti solo formalmente intestate a Domenico Farina). E proprio quando indossava i panni del businessman, Zagaria ha raccontato di essersi imbattuto in Leone e Sparago.

Ne ha parlato al pm Alessandro D’Alessio, a novembre del 2019, quando ha sgranato tutti i business che aveva imbastito prima di finire per la seconda volta in cella (febbraio 2019). “Lo Sparago – ha raccontato Ciccio ‘e Brezza – mi disse che aveva parlato con l’avvocato Leone, che era un politico di S. Maria C.V., di cui avevo già sentito parlare da Alessandro Zagaria quando mi propose la ristrutturazione del palazzo Teti-Maffuccini e mi disse che aveva un accordo con il sindaco Di Muro e con Nicola Leone”.

In questo caso a far rumore è più il non detto, anzi il ‘non scritto’, che quello già messo nero su bianco. Perché al virgolettato del pentito che abbiamo riportato, seguono varie pagine bianche. Sono frasi omissate, segnale di un’indagine che procede, che chiede tempo e approfondimenti.

Per quale ipotizzato business, programmato con Sparago, Zagaria avrebbe incontrato Leone, non è noto. La parte del verbale messa in chiaro dalla Procura  attesta solo i presunti rapporti tra l’attuale pentito, l’imprenditore e i politici. Ed in fondo è ciò che interessa alla Procura nel processo d’Appello dove sono stati depositati quegli scritti (in attesa di essere accettati dalla Corte): confermare la condanna di primo grado per Di Muro e Alessandro Zagaria in relazione all’ipotesi di corruzione in concorso per i lavori di palazzo Teti.

“Premetto che lo Sparago aveva un rapporto molto stretto con Leone, rapporto generato da vicende di tipo politico che però non so meglio precisare. Facendo mente locale – ha continuato Zagaria, – lo Sparago mi disse che aveva aiutato Leone in occasione delle Comunali vinte da Di Muro”. E ancora omissis. Fino ad arrivare allo scorcio di una riunione. “Ricordo che incontrai Leone mentre era sindaco Biagio Di Muro e lui era assessore alla viabilità o qualcosa del genere”. Ma su questo punto, il pentito sbaglia: Leone non ha mai fatto parte della giunta Di Muro. “Ci incontrammo in presenza dello Sparago presso lo studio di Leone. Mi presentai come un imprenditore operativo su San Prisco e alla sua domanda su se fossi parente ad Alessandro Zagaria gli risposi che lo ero […] facendo riferimento ad una lontana parentela che mio padre ha con il papà di Alessandro. Dissi però a Leone di non riferire del fatto che ero andato allo studio in quanto temevo che Alessandro avesse potuto farne cenno ed essere intercettato”. Altri omissis e poi la parte conclusiva del verbale: “Questi erano i miei interessi già in atto. Ovviamente avevo anche l’interesse ai lavori pubblici. Ed era questa la ragione per la quale, come già avvenuto a Capua, mi ero tanto speso nella campagna elettorale. Ho già riferito del mio impegno nelle elezioni precedenti in cui era risultato vincitore Di Muro che avevo appoggiato su richiesta di Alessandro Zagaria ed anche per il forte rapporto che DI Muro aveva con mio cugino Francesco Zagaria (marito di Elvira Zagaria e cognato del capoclan Michele, ndr)”.

Il pentito ha tirato in ballo Leone e Sparago (ripetiamo, innocenti fino a prova contraria) mentre alla Dda ha raccontato gli affari che aveva messo in piedi nel sammaritano.

Per chiarire l’ipotizzaro rapporto Francesco Zagaria-Nicola Leone, al capitolo che sta scrivendo la Dda vanno aggiunti altri due elementi. Leone è stato difensore di Ciccio ‘e Brezza. Lo ha rappresentato al momento del primo arresto, avvenuto nel 2017, per poi lasciare la difesa poco dopo la seconda ordinanza di custodia cautelare (quando è stato accusato di concorso in omicidio e di aver stretto un patto politico mafioso con Carmine Antropoli, ex sindaco Capua).
Ma a legare il nome di Leone a quello dell’attuale pentito non ci sono soltanto questioni professionali.  C’è anche un’indagine, questa già nota, condotta dal pm Maurizio Giordano della Dda. Riguarda un’ipotesi di trasferimento fraudolento di beni aggravata dalla finalità mafiosa.

Quando quattro anni fa Ciccio ‘e Brezza venne arrestato, il tribunale di Napoli dispose il sequestro di alcune sue proprietà, tra cui la Gusto Latte srl. Leone, secondo gli inquirenti, fu incaricato da Zagaria di tenere contatti con Olga Orecchio, amministratore giudiziario, finalizzati alla vendita dei beni “agendo come apparente patrocinatore degli interessi di Luca Pepe”, giovane imprenditore del Basso Volturno che voleva comprare quegli strumenti messi sotto chiave dalla giustizia. In realtà, sostiene l’Antimafia, Pepe era una pedina mossa da Zagaria. L’ex ras dei Casalesi, usando il suo nome e i servizi di Leone sarebbe voluto rientrare in possesso del materiale della Gusto Latte che gli era stato sequestrato. 

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