Maresca a Grazzanise: clan dei Casalesi male assoluto. Rispettiamo la legge per non essere schiavi

Il magistrato sui terreni confiscati agli Schiavone: “La criminalità fa apparire favori le sue angherie. Riappropriamoci con orgoglio dei beni sottratti al clan"

Il magistrato Catello Maresca, don Stefano Giaquinto e il sindaco Enrico Petrella

GRAZZANISE – “Erano del clan dei Casalesi. Servivano a dare un monito: queste terre sono cosa nostra. Ma adesso quel messaggio è cambiato. Lo Stato è riuscito a riappropriarsene con forza, coraggio ed intelligenza. Ne ha fatto un punto d’orgoglio”: parole di consapevolezza e speranza quelle di Catello Maresca. Consapevoli che i Mazzoni sono un’area complessa. “Un territorio – ha spiegato il magistrato – che per me vuol dire tanto in termini di operazioni di polizia, di coordinamento investigativo”. Speranzose, perché i beni sottratti alla famiglia Schiavone e destinati ai laboratori del nuovo istituto tecnico agrario, rappresentano l’inizio di una rinascita.

Ieri pomeriggio, il magistrato che per dieci anni ha combattuto i Casalesi, che ha catturato il capoclan Michele Zagaria e i suoi sodali, ha visitato Grazzanise. Lo aveva già fatto nel 2016, per presentare il suo libro ‘Male Capitale’. Dopo 5 anni, accettando l’invito della nuova amministrazione, è tornato nel Basso Volturno per parlare dei beni confiscati al clan.

In municipio ha incontrato il sindaco Enrico Petrella, i consiglieri comunali e i rappresentanti della scuola. Poi ha raggiunto Selvalonga, il terreno sottratto agli Schiavone.

Enrico Petrella e Catello Maresca

Agli amministratori e ai giovani ha affidato un messaggio forte: “La legalità deve essere il presupposto di tutto”. La legge dà libertà: “Se non la rispettiamo diventiamo schiavi prima nel pensiero e poi nelle azioni. La criminalità organizzata rischia di condizionarci in tutto. I Casalesi in provincia di Caserta – ha ricordato il magistrato – hanno rappresentato il male assoluto. Un male spesso mascherato da un bene finto. Molti camorristi si sono affermati proprio attraverso questa simbologia: hanno fatto apparire come favori le loro angherie”.

A dare coscienza del male che hanno fatto è stata la ‘Terra dei fuochi’: “E’ l’immagine più cruenta della loro dominazione di questi territori. Da qui è partito il riscatto di un’area depredata, violentata”.

Le mafie si alimentano di simboli. E nel loro agire riescono ad appropriarsi anche di quelli positivi. Come è successo con alcune cappelle votive del centro storico di Napoli. Da luoghi di culto, di carità cristiana, stanno diventando ‘altari della camorra’. Nei Quartieri spagnoli ne è spuntata una per Genny Verrano, ucciso il 18 novembre del 2017 dai sicari di una famiglia mafiosa rivale alla sua. “Il cardinale Sepe concludeva le omelie con la frase: ‘a Maronna v’accumpagna. E’ un’indicazione napoletana che augura fortuna di camminare su una strada dritta, illuminata. Il filosofo Luciano De Crescenzo ci ha spiegato che quest’espressione nasce da una storia vera. Ferdinando IV di Borbone già nel Settecento aveva bisogno di combattere la criminalità. E c’era l’esigenza di farlo illuminando le strade. Affidò a Gregorio Maria Rocco (frate domenicano) il compito di risolvere il problema”. Come diede luce alla notte dei vicoli partenopei? “Facendo riprodurre agli angoli delle strade le immagini della Madonna. E ai residenti chiedeva di tenerle sempre illuminate. La loro naturale evocazione positiva adesso, in alcuni casi, è diventata simbolo di prepotenza”.
Se Maresca ieri è stato a Grazzanise è perché qui è iniziato un percorso opposto. Un simbolo della prepotenza dei Casalesi sta diventando l’emblema del riscatto. I terreni di Sandokan ospiteranno i laboratori didattici dell’istituto agrario. Formeranno le nuove generazioni, daranno ai più giovani l’occasione di imparare un mestiere e vivere liberi.

Il racconto. Natale: Enrico Parente voleva costruirci un sito di compostaggio. Chiedemmo l’ok al figlio di Sandokan

“W la camorra” scritto con una bomboletta spray su una parete. Macerie. Una chiesetta abbandonata. Capannoni sventrati. E una marea di rifiuti: materiali di risulta, casse da morto (nella foto), divani, pneumatici, amianto e plastica. Queste le condizioni di Selvalonga, l’area visitata ieri pomeriggio dal magistrato Catello Maresca. Ma grazie a due finanziamenti, il territorio sottratto agli Schiavone, ora di proprietà del Comune, ospiterà un’isola ecologica e i laboratori didattici per l’istituto agrario.

Nel 2009, quando a guidare Grazzanise c’era il sindaco Enrico Parente (condannato per favoreggiamento a Michele Zagaria e scomparso nel 2016), il progetto era un altro. A raccontarlo alla Dda di Napoli è stato Benito Natale, collaboratore di giustizia. Un tecnico (accusato di concorso esterno al clan, poi assolto con sentenza irrevocabile) aveva proposto all’allora fascia tricolore di realizzare su quell’area un impianto di stoccaggio dell’umido. “A Parente l’idea piaceva al punto tale che aveva organizzato una sorta di escursione di cittadini grazzanisani in Toscana dove vi erano già simili impianti”, ha spiegato il pentito. Ma sul bene confiscato aveva acceso i riflettori anche Libera, in quel periodo rappresentata a Grazzanise da Annamaria Parente. “Enrico – ha chiarito Natale – temeva che l’iniziativa di Libera potesse scavalcare il Comune nell’assegnazione di quei beni”. Insomma, c’era il rischio che venissero affidati non al Municipio, ma all’associazione storicamente impegnata nel contrastare socialmente le mafie. Per impedirlo Natale minacciò la rappresentante dell’associazione di don Ciotti: “Mi rivolsi ad Annamaria Parente dicendole che era meglio che non si esponesse tanto per quei terreni, in quanto gli Schiavone erano gelosi”. Contenere Libera non bastava. Occorreva anche il sì dalla camorra. “Mi chiese (Enrico Parente, ndr) di parlare con Nicola Schiavone per manifestargli il progetto che aveva in mente ”.

E il collaboratore ha riferito di aver incontrato il boss. Gli parlò dell’idea del sindaco. “Mi rispose che voleva pensarci, per poi farmi sapere dopo qualche giorno che Parente poteva fare quello che voleva in quanto ormai quei terreni erano stati confiscati. Si raccomandò però che il Parente e il tecnico gli facessero sapere i particolari sul tipo di opera e sugli utili previsti, in quanto – ha chiarito il pentito – voleva comunque rientrare di qualcosa che lo ristorasse della confisca subita”. Quel progetto saltò. L’impianto, per fortuna, rimase su carta.

Cento passi per… ricordare

Cento passi per non dimenticare il sacrificio di Peppino Impastato, il giornalista siciliano ucciso da Cosa nostra perché aveva osato sfidarla. Cento passi per ricordare un’importante operazione della Dda, realizzata dai carabinieri della stazione di Grazzanise, che ha disarticolato la frangia mazzonara dei Casalesi. Cento passi è il nome della formazione che ha portato Enrico Petrella alla guida del Comune. Una scelta impegnativa, pesante, che la obbliga a riempire di contenuti il messaggio di legalità che ha deciso di dare associandosi ad una vittima di mafia. Il primo passo (per dare sostanza) è stato fatto riprendendo un filo che era rimasto appeso per troppo tempo: Selvalonga, l’area sottratta agli Schiavone, per incuria, per assenza di controlli, per barbarie, è diventata una discarica a cielo aperto. L’amministrazione comunale eletta a settembre scorso ha deciso di destinare parte di quegli ettari, un tempo della camorra, ai laboratori didattici dell’istituto agrario. “Diamo una lezione alla mafia”: è la frase che la squadra di Petrella ha scelto per sintetizzare quest’importante operazione. L’iter ha preso il via. E ad inaugurarlo, ieri, è venuto chi in prima linea ha combattuto la criminalità organizzata. “Voi siete gli eroi”, ha dichiarato il sindaco accogliendo in Comune l’ex pm della Dda, ora sostituto procuratore generale presso la Corte d’appello di Napoli. “Noi, invece, abbiamo il compito di essere buoni cittadini. Iniziamo dalle piccole cose. Ma è un territorio complesso. Abbiamo bisogno di aiuto. Devo ringraziare don Stefano Giaquinto che l’ha portata qua. Vogliamo che la sua visita sia l’inizio di un percorso, che diventi un riferimento morale per questa comunità”.



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