Napoli, lo storico Cimitero dei Colerosi distrutto dall’abusivismo

Tra gli innumerevoli luoghi d’arte che Napoli conserva ma di cui, purtroppo, in pochi sono a conoscenza, c’è il Cimitero dei Colerosi di Poggioreale. Si trova in via Fontanelle al Trivio, a due passi dal più noto Cimitero delle 366 Fosse. Luoghi di culto che raccontano la storia della città, di quei giorni in cui a Napoli imperversava il colera, e i decessi erano centinaia ogni giorno. Se nel camposanto delle 366 Fosse vi sono seppelliti i resti di chi non poteva permettersi una tomba ‘privata’, in quello dei Colerosi sono conservate le spoglie di nobili, signori e aristocratici dell’epoca, come testimoniano le cappelle gentilizie e le tombe monumentali di elevatissimo pregio storico e artistico. Ebbene, tutto questo non solo giace nell’abbandono più assoluto, ma è stato anche distrutto dalla sconsiderata azione dell’uomo.

Procediamo con ordine. Il Cimitero dei Colerosi, di proprietà e competenza comunale, negli anni è caduto in disuso come molti altri beni della città. E’ successo, così, che nel camposanto la natura tornasse a riappropriarsi dei suoi spazi, trasformando il luogo in una vera e propria piccola foresta. Complice l’abbandono totale del posto, ladruncoli e teppisti hanno, nel corso del tempo, razziato le cappelle del cimitero, trafugando affreschi e i preziosi ornamenti delle tombe.

Di recente, però, una ditta appaltatrice incaricata per il restauro (finalmente) del cimitero, ha provveduto al diserbo del luogo. In seguito al quale è avvenuta la scoperta di un fatto che definire grave è poco. E’ stato scoperto, infatti, che lungo il confine del cimitero, abusivi costruissero un capannone con tanto di piattaforma in cemento e recinzione, senza né essere in possesso delle regolari autorizzazioni, né rispettando il vincolo di edificabilità che vige nei pressi di un luogo di culto.

Ma il ‘brutto’ deve ancora venire. Nella realizzazione di questa opera abusiva, il responsabile dei lavori ha infatti distrutto metri e metri di uno storico muro di tufo dell’800, e travolto sotto tonnellate di terreno decine di lapidi dal valore storico. Una vera e propria collinetta di terreno alta almeno 6 metri, sopra il quale sorge la piattaforma in cemento di recente costruzione.

Tra i poveri defunti seppelliti due volte, a quanto informano gli addetti ai lavori, ci sarebbe anche una parente di Totò. Un danno enorme, per il quale probabilmente il Comune di Napoli, che avrebbe dobuto sorvegliare sul cimitero, verrà citato in danno. Il disastro a opera degli abusivi è recente: sarebbe avvenuto dopo il lockdown, dunque pochi mesi fa. Fermi, per ora, i lavori di restauro, sequestrato invece il capannone abusivo. Dall’interno del quale, però, si continuano a sentire rumori come di persone al lavoro. Tutto questo all’insaputa della giunta De Magistris, che ancora una volta dimostra di non sapere assolutamente nulla di quel che accade nella città che amministra.

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