“Noi invisibili per due Regioni, De Luca ci faccia vaccinare”

I campani che insegnano nel Lazio dovrebbero cambiare domicilio per accedere alla “campagna”. La docente pendolare: in migliaia esclusi dalle immunizzazioni

Non bastano i sacrifici del ‘pendolare’ (inteso come verbo, sdoganato pure dalla Treccani), le levatacce alle tre di mattina, i treni sovraffollati quando non soppressi all’ultimo minuto, i rischi del viaggiare in piena pandemia. Gli ‘eroi silenziosi delle stazioni’, docenti e personale Ata che tutti i giorni fanno centinaia di chilometri per andare a lavorare dalla Campania al Lazio, ora devono subire pure la beffa del mancato vaccino Covid. Non possono essere ‘reclutati’ in Campania, perché non vi lavorano, ma neanche nel Lazio, perché la Regione ha deciso di convocare il personale scolastico attraverso i medici di famiglia. Che, ovviamente, i non residenti non hanno. “Ma il tempo del silenzio è finito – esordisce Ivana Bertone, docente pendolare dal 2014, da quest’anno di ruolo nella scuola primaria “Pablo Neruda” di Roma, a nome di migliaia come lei –. Ne abbiamo ingoiate tante, ma ora basta: i miei due governatori devono starci a sentire”.

I ‘miei due governatori’?

Certo, Vincenzo De Luca che amministra la regione in cui sono residente, a Grazzanise, per la precisione, e Nicola Zingaretti, che mi ospita nel Lazio dal lunedì al venerdì, dove faccio con amore e dedizione l’insegnante di sostegno. Entrambi devono fare qualcosa per risolvere questa situazione, siamo in migliaia ad essere tagliati fuori dalla campagna vaccinale. Che sarà pure non obbligatoria, ma che per noi che non ci siamo mai fermati da settembre, visto che nel Lazio abbiamo sempre lavorato in presenza, è indispensabile.

Cosa le è stato detto quando ha scoperto di essere fuori dalla campagna vaccinale della Regione Lazio?

Che occorre obbligatoriamente il domicilio sanitario. Senza quello, senza un medico a Roma, nessuno potrà mai inserirmi nell’elenco. Io sono di ruolo, quindi potrei anche decidere di spostare il domicilio dove lavoro, anche se questo significherebbe rinunciare al medico di base che ho a Grazzanise, dove torno tutte le sere e quando la scuola chiude. Ma pensi a chi sta lavorando su supplenze, a chi ha incarichi annuali: può mai spostare il domicilio e il medico per pochi mesi? Per non parlare dei tempi necessari per farlo, sappiamo tutti quanto è lunga la burocrazia in Italia.

Lo ha fatto presente alla scuola? Ha avuto indicazioni, aiuto?

Ma la scuola non c’entra nulla, si limita a recepire quello che stabilisce la Regione. Solo nel mio istituto siamo una decina, del corpo docente, a stare in questa situazione. Ma se penso a quanti siamo ogni mattina in treno… il problema è vastissimo.

Come se ne esce, secondo lei?

Il presidente De Luca ci dia la possibilità di accedere alla piattaforma campana per registrarci e fare il vaccino nelle vicinanze dei nostri Comuni di residenza. Ci sono effetti collaterali, è l’unico modo per garantirci un minimo di assistenza, da parte delle nostre famiglie, nel caso si dovessero presentare. Siamo cittadini, siamo insegnanti, avere il domicilio praticamente nelle carrozze del treno non dovrebbe comportare la perdita di un’opportunità. Men che meno dei nostri diritti.

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