Fontana non molla: “Ripartenza graduale in Lombardia dal 4 maggio”. Boccia: “Inopportuno”

Foto Gian Mattia D'Alberto / LaPresse Nella foto: Attilio Fontana

ROMA – Sulla fase 2 si sta consumando un vero scontro politico tra il nord e Roma. Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, infatti, non cede un millimetro e insiste sulla riapertura della regione dal 4 maggio, con o senza il via libera del governo, puntando sul caldo per sfiacchire la carica virologica del Covid-19. “Finché non ci sarà una medicina, dovremo organizzare la nostra vita convivendo con questo virus”, dice il presidente della Regione. Che immagina una “ripresa graduale, regolata dalle ‘4 d’: distanza, dispositivi, digitalizzazione e diagnosi”. Il piano prevede uno scaglionamento del lavoro su sette giorni anziché cinque, con orari differenti “per evitare che ci sia un eccessivo utilizzo dei mezzi pubblici in determinate ore”, e misure di sicurezza per i lavoratori.

Per molti, nella maggioranza, si tratta solo di una “fuga in avanti” dettata dal leader della Lega e del centrodestra, Matteo Salvini. Che intanto applaude alle proposte del suo governatore e torna a parlare anche della task force creata da Palazzo Chigi con a capo Vittorio Colao: “Va integrata con esperti ad esempio del turismo, nel formare la squadra hanno ignorato tante categorie, non vorremmo che ci si limitasse ai professori”.

La tesi dell’attacco politico trova sponda anche nel sindaco di Milano, Beppe Sala

“Salvini ha detto ‘gli italiani sono stufi di stare in casa, riapriamo’ e Regione Lombardia ha eseguito”. Il responsabile di Palazzo Marino, però, non è contrario all’idea, a patto che ci sia una pianificazione. Proprio per questo ha scritto al governatore per chiedere un percorso condiviso. Al fianco di Fontana si sono schierate anche altre Regioni. Il presidente del Veneto, Luca Zaia, addirittura non esclude che alcune attività “potrebbero essere messe in una griglia di partenza anche prima del 4 maggio”. Mentre il collega del Piemonte, Alberto Cirio, in un’intervista a LaPresse, chiede che le scelte siano “omogenee per aree geografiche”. A Roma, però, l’idea continua a non piacere. Per il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, gli annunci della Lombardia sono “poco opportuni”.

Anche il segretario del Pd e presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ammonisce: “L’uscita dal lockdown deve avvenire, ma dentro tempi e regole nazionali da individuare in fretta senza furbizie”. Ancora più duro il commento del vice segretario dem, Andrea Orlando, che non ritiene sia una buona idea la “ripartenza in ordine sparso e senza un andamento epidemiologico positivo consolidato”. Più possibilista è Danilo Toninelli, secondo il quale “le attività produttive devono ripartire quanto prima, ma in modo graduale e con un criterio preciso di sicurezza”. Ma il sospetto dell’ex ministro Cinquestelle è che quella di Fontana sia “una mossa per distogliere l’attenzione da quanto, di gravissimo, è accaduto nella Regione” o “semplicemente irresponsabilità”.

Oltre al dibattito politico, c’è l’aspetto pratico della fase 2

Al Tg1 il commissario, Domenico Arcuri, spiega che il lavoro di ricerca dei test sierologici è a buon punto. Infatti, entro l’inizio del mese di maggio conta di mettere a disposizione circa 150mila kit per avviare su tutto il territorio nazionale una prima ondata di sperimentazioni. Inoltre, nella strategia conterà molto l’efficacia della app per il tracciamento del virus, a cui sta lavorando con il ministero dell’Innovazione e la Presidenza del Consiglio. L’obiettivo è far partire quanto prima la sperimentazione in alcune regioni ‘pilota’ per estenderla progressivamente. Segno che anche la tecnologia può servire a battere il coronavirus e far ripartire l’Italia. (LaPresse)

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