Trema la camorra del Vomero. Si è pentito il boss Cimmino

Il 61enne è a processo per associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione: collabora da inizio aprile

NAPOLI (Tommaso Angrisani) – Trema la camorra napoletana, si pente il boss Luigi Cimmino. E’ quanto emerso ieri mattina nel corso dell’udienza preliminare che vede il ras del Vomero imputato insieme ad altre 47 persone per la vicenda degli ospedali napoletani. A comunicarlo è stata la stessa Dda partenopea: Cimmino è rientrato nel programma di protezione dei collaboratori di giustizia da inizio aprile. Sono anche stati depositati i primi due verbali. Il 61enne del Vomero è accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso – con il ruolo di capo e promotore – ed estorsione: nonostante fosse detenuto dal 2016 avrebbe continuato a gestire gli affari sia attraverso i suoi sodali che con i familiari. Un pentimento che potrebbe provocare un ‘terremoto’ non solo all’interno del clan Cimmino-Caiazzo ma pure tra i colletti bianchi. L’inchiesta ‘ospedalopoli’, infatti, punterebbe a svelare l’intreccio tra mondo degli affari, impiegati pubblici e malavita organizzata per la gestione degli appalti nella sanità. “Delle estorsioni nella zona ospedaliera e presso i nosocomi ubicati in tale zona della città se ne è sempre occupato Andrea Basile (nella foto) – le prime parole da pentito del boss Cimmino – che prendeva e ritirava i soldi, periodicamente, presso tutte le imprese che operavano al Monaldi, Policlinico, Cardarelli, Cotugno e Pascale che si occupavano della manutenzione di strade, pulizie, giardini, fornitura televisioni, servizi di lavanderia e fornitura di latte”. Cimmino sostiene anche la divisione degli appalti con i ‘mianesi’. Un fiume in piena, dunque, in cui viene spiegato anche il rapporto con gli imprenditori: “Con alcuni era estorsione ‘pura’, nel senso che pagavano e basta, ovvero per lavorare tranquillamente dovevano per forza riconoscerci una percentuale da pagare o mese per mese o tre volte all’anno. Quelli delle ‘ambulanze’, invece, hanno cominciato a pagare a me ed al mio clan la tangente, ma poi, con il tempo, siamo diventati ‘amici’. Quando voleva entrare nel business del trasporto ammalati deceduti di un altro ospedale, si rivolgeva a noi del clan chiedendoci di eliminare la concorrenza o comunque ci chiedeva favori e piaceri anche lui a noi della camorra e nel frattempo ci riconosceva una percentuale”. Analogo rapporto di amicizia il boss lo avrebbe avuto anche con gli ‘schiattamuorti’, cioè gli imprenditori delle onoranze funebri.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome