Marcianise, la caccia all’uomo in nome del clan Belforte

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MARCIANISE – Una caccia all’uomo in nome del clan Belorte. Il 44enne andava individuato e punito. E per riuscirci, Antonio Amoriello, ha ricostruito l’Antimafia, mobilitò diverse persone. Chi gli avrebbe dato principale supporto, stando a quanto emerso dall’indagine dei carabinieri, sarebbe Alessandro Del Prete. Il 25enne, dice l’accusa, si mise alla guida di un’auto per rintracciare la vittima e arruolò diversi soggetti sul territorio affinché gli dessero informazioni utili a capire dove fosse. Tra questi Francesco Saverio Chiorri, che avrebbe aiutato Del Prete e Amoriello, raggiunti ieri dall’ordinanza cautelare, a rintracciare l’abitazione della vittima.

Ad accompagnare Del Prete e il nipote di Giannaniello nella ricerca del ‘fuggitivo’ anche – secondo l’Antimafia – Francesco Bianco e un tale ‘Antonio’, non ancora identificato. Sempre Del Prete, sostengono gli inquirenti, si preoccupò di avvicinare la vittima dopo il pestaggio, invitandola a non sporgere denuncia. In questa caccia all’uomo dai connotati mafiosi avrebbe preso parte pure Filomena Anziano: la donna, zia di Amoriello e mamma di Del Prete, si sarebbe resa protagonista di una telefonata minacciosa al 44enne per costringerlo a pagare e diede indicazioni ad Amoriello su dove fosse il negozio della madre della vittima per danneggiarlo. Anche Maria Amoriello avrebbe preso parte alla ricerca.

Questo spasmodico impegno cozza inevitabilmente con il quantitativo di denaro che il gruppo non aveva ricevuto: e a spiegare il perché del loro impegno per soli 200 euro arriva il contesto mafioso. Il soggetto che non aveva pagato andava punito perché il suo era un affronto a soggetti vicini ai Belforte, all’organizzazione criminale che ha il controllo degli affari illeciti sul territorio.
Ma l’indagine dei carabinieri è riuscita a far emergere questo scenario e a individuare e a fermare i presunti colpevoli, infliggendo così l’ennesimo colpo alla cosca dei Mazzacane.

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