Violenza privata all’ex sindaco Zara. Il processo arriva in Appello. Il ‘buco’ di Ciccio ‘e Brezza

In primo grado Zagaria è stato assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa

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Fortunato Zagaria e Michele Zagaria

CASAPESENNA – Approda in Appello – dopo un percorso lungo, tortuoso e segnato da rinvii – il procedimento a carico di Fortunato Zagaria, ex sindaco di Casapesenna, assolto in primo grado dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ma condannato a un anno e mezzo (pena sospesa) per violenza privata aggravata dal metodo mafioso ai danni di Gianni Zara, già primo cittadino di Casapesenna. La IV sezione penale della Corte partenopea ha calendarizzato la discussione per il prossimo 28 gennaio.
Se c’è l’iter di secondo grado è per il solo ricorso proposto dai legali di Fortunato Zagaria. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli – stando a quanto risulta – non si è appellata contro l’assoluzione per concorso esterno pronunciata dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Una decisione che interrompe la linea accusatoria portata avanti – con forza – nel lungo dibattimento di primo grado, durato quasi tre anni.
Secondo l’iniziale impianto della Dda, Fortunato Zagaria – ingegnere, vicesindaco all’epoca dei fatti – avrebbe agito come ‘cinghia di trasmissione’ del boss Michele Zagaria, allora latitante. Il padrino si era risentito di come Gianni Zara stava amministrando, delle sue iniziative contro la mafia. E così, per bocca di Fortunato Zagaria, secondo la tesi dell’accusa in primo grado, lo voleva arginarlo, facendolo minacciare. Poco dopo Gianni Zara venne sfiduciato. Fortunato Zagaria riuscì a compattare il consiglio ‘mandando a casa’ il sindaco di Casapesenna che si stava scontrando apertamente contro le logiche mafiose. Un quadro che il collegio C del tribunale di S. Maria C.V. non ritenne provato, derubricando il fatto principale (il concorso esterno in associazione mafiosa) e assolvendo l’imputato “perché il fatto non sussiste”. Neppure contro l’assoluzione dello stesso Michele Zagaria, originariamente considerato il mandante della minaccia, è stato depositato alcun atto d’impugnazione.

A ricorrere in Appello è dunque solo la difesa di Fortunato Zagaria, rappresentata dallo studio Trofino e dal legale Giuseppe Stellato, che punta a ribaltare anche la condanna per violenza privata aggravata dal metodo mafioso. Una condanna fondata, secondo i giudici di primo grado, sull’atteggiamento “consapevole e lucido” con cui l’allora vicesindaco avrebbe intimidito l’ex sindaco Gianni Zara durante un incontro al campo sportivo nel 2008, citando apertamente la figura criminale di Michele Zagaria e richiamando l’attentato compiuto ai danni dell’assessore Antonio Cangiano.

Il tribunale aveva ritenuto che l’episodio non integrasse un favoreggiamento del clan, ma costituisse comunque un ricorso a “modalità tipicamente mafiose”, idonee a comprimere la libertà di autodeterminazione della vittima. Con Fortunato Zagaria erano imputati, come già detto, il capoclan Michele Zagaria e anche l’ex consigliere comunale Luigi Amato, entrambi assolti.

Sul caso avrebbe potuto dire la sua – almeno potenzialmente – Francesco Zagaria, alias Ciccio ’e Brezza, figura apicale del gruppo legato al boss omonimo, che ha iniziato a collaborare con la giustizia nel 2019, mentre il processo di primo grado era agli sgoccioli. Ma nelle carte non risulta alcuna dichiarazione riconducibile al collaboratore di giustizia su questo specifico episodio. Non è da escludere che gli inquirenti gliene abbiano chiesto conto (per amore di verità, ci si augura che sia stato fatto), ma non emerge alcuna traccia di contributi utili alla ricostruzione dei fatti che avrebbero potuto confluire oggi nel giudizio d’appello

Nel decreto di citazione, la Corte di appello richiama le parti civili: Giovanni Zara, difeso dall’avvocato Domenico Cesaro; il Comune di Casapesenna; e il Comitato Don Peppe Diana.

Dopo anni di rinvii, faldoni, ricostruzioni e testimonianze contrastanti, il caso Zagaria torna dunque davanti ai giudici. Ma con un quadro profondamente diverso rispetto alla prima fase: l’Antimafia ha scelto di fermarsi, lasciando che sia la Corte d’appello, questa volta su impulso esclusivo della difesa, a decidere il destino giudiziario dell’ex sindaco. Un passaggio che potrebbe riscrivere – o confermare – una delle vicende più complesse del recente contenzioso sulla presunta interferenza politico-mafiosa a Casapesenna.

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